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Corruzione, stretta su partecipate non quotate

Il ministro dell’Economia, Padoan, e il presidente dell’Anac, Cantone, hanno presentato ieri la direttiva del ministero e le linee guida dell’Autorità per l’applicazione delle norme anticorruzione alle società partecipate o controllate dallo stato o da enti locali non quotate in Borsa. Fino a metà aprile è aperta la consultazione.
La sfida sull’anticorruzione nelle società partecipate o controllate dal capitale pubblico, da ieri, è lanciata. A via XX settembre le linee guida dell’Anac e la direttiva del Mef sono state presentate alla presenza del ministro, Pier Carlo Padoan; del numero uno dell’Anac, Raffaele Cantone; del consigliere del premier Renzi, Andrea Guerra. La platea vede numerosi vertici delle aziende pubbliche, i comandanti generali della Guardia di Finanza, Saverio Capolupo, e dell’Arma, Tullio Del Sette. Da oggi saranno in consultazione fino al 15 aprile le indicazioni di Mef e Anac per applicare la normativa anticorruzione a società pubbliche come la Rai, ma anche una piccola municipalizzata. Le indicazioni sono ormai note: la richiesta è di introdurre massima trasparenza, un dirigente responsabile dell’anticorruzione, rotazione degli incarichi, codici di comportamento, tutele per chi denuncia. La platea interessata è quella di tutte le società a presenza di capitale pubblico, con eccezione delle quotate: per queste ultime c’è un tavolo di lavoro al Mef con la Consob. Cantone sottolinea l’estensione anche ad associazioni e fondazioni, «spesso in queste ultime si sono volute eludere le normative applicate alle controllate o partecipate». «Stiamo parlando di una riforma strutturale profonda che avrà risultati in termini di efficienza e benessere, perché cambierà i comportamenti» assicura Padoan. L’ottimismo è d’obbligo: «Sono estremamente lieto di vedere in sala l’alta dirigenza delle società controllate e partecipate dal Mef. Significa – sottolinea il ministro – che questo passo avanti non rimarrà lettera morta, anzi mi aspetto che sarà interiorizzato e applicato». Il messaggio è chiaro: non sono ammesse finzioni, resistenze, elusioni. Raddoppia la marcatura Cantone: «Nessuno pensa che queste linee guida abbiamo una funzione salvifica o possano servire per sconfiggere la corruzione. Ma possono provare a introdurre anticorpi sani». Dipende, com’è ovvio, da chi e come le recepisce. Nelle settimane scorse al Mef c’è stata una riunione sulla direttiva anticorruzione con i responsabili degli affari legali delle società in ballo: da parte loro le obiezioni, le critiche e le perplessità non sono mancate, compresa l’ipotesi – poi venuta meno – dell’inapplicabilità a quella platea. Ma il solco è ormai tracciato e lo stesso Cantone non si nasconde che «si tratta di una semina con raccolta a lungo periodo. Non puntiamo alle sanzioni, che pure potremmo irrogare a seguito dei controlli, ma a una collaborazione: ci auguriamo una volontaria applicazione». Agli addetti ai lavoro non sfugge che alcuni nodi restano difficili da sciogliere. Anche perché sperimentati già in passato. Uno degli scogli più grandi, per esempio, riguarda i processi di trasparenza, più faticosi da introdurre persino rispetto ai meccanismi di anticorruzione in senso stretto. Il caso emblematico è quello della pubblicazione dello stato patrimoniale dei dirigenti: le opposizioni o i rinvii all’applicazione di questa normativa sono state già molteplici, figuriamoci nel caso delle grandi società. Ci sono poi questioni specifiche: si è già posto il problema della pubblicazione dei compensi dei conduttori Rai perché – è stato osservato – renderli noti consentirebbe alla concorrenza di strapparli con emolumenti superiori. Ora si parte con la consultazione on line sul sito dell’Anac (www.anticorruzione.it) fino a metà aprile, come ha spiegato il capo di gabinetto del Mef, consigliere Roberto Garofoli. È?possibile che qualche lieve variazione sia introdotta al termine della stessa consultazione, poi il testo Mef-Anac entrerà in vigore a tutti gli effetti. «In tal senso – ha sottolineato Cantone – ci aspettiamo un contributo dalle stesse società per capire come adeguare le normative». Il numero uno dell’Anac è intervenuto anche a proposito del dibattito sulle intercettazioni: sui reati di corruzione «si può pensare di ampliare la possibilità di fare intercettazioni». Distinguendo tra pubblicità dei contenuti e regole, Cantone ha detto che in questa fase tali regole «non si possono mettere in discussione» e «al massimo si può pensare di rafforzarle per la corruzione». Andrea Guerra ha poi sottolineato come «una vera cultura d’impresa sconfigge la corruzione sistemica. E una vera cultura d’impresa presuppone il tema, la conoscenza e la consapevolezza del rischio e della sua valutazione».

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