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Corruzione, società in allerta

Le società (ma anche gli enti privati) dovranno al più presto adeguare i modelli organizzativi ex dlgs 231/01 in relazione sia al riformulato reato di «corruzione tra privati», sia al nuovo reato di «istigazione alla corruzione tra privati». Con l’entrata in vigore, venerdì 14 aprile, del dlgs n. 38/17, che ha dato attuazione alla decisione 2003/568/GAI del Consiglio, sorgerà, infatti, un interesse a provvedere in tempi brevi all’adeguamento: unico modo, in caso di reato commesso da propri manager, perché la società sia esonerata da (pesanti) responsabilità economiche previste dallo stesso dlgs 231/01.

A ricordarlo è Alessandro Traversi, avvocato e docente di diritto penale tributario presso la Scuola di polizia tributaria della Guardia di finanza, che ha illustrato a ItaliaOggi Sette le principali novità apportate dal decreto legislativo n. 38/17.

Domanda. Professor Traversi, come cambia il reato di corruzione fra privati?

Risposta. Il dlgs n. 38/17 ha apportato sostanziali modifiche all’art. 2635 c.c.. L’ambito applicativo è stato esteso agli enti privati e, quindi, non riguarda più soltanto le società. In secondo luogo, possono essere chiamati a risponderne oltre agli organi apicali e di controllo (tra cui, amministratori, direttori generali, sindaci), anche coloro che esercitano funzioni direttive nell’ambito organizzativo della società o dell’ente privato (ad esempio, un amministratore di fatto, un direttore commerciale). Il reato, che nell’originaria formulazione richiedeva il compimento di un atto indebito o l’omissione di un atto dovuto a seguito della dazione o promessa di denaro o altra utilità, ora si perfeziona con il mero accordo corruttivo. Il dato forse più rilevante è, però, rappresentato dall’eliminazione del requisito della causazione di un «nocumento» alla società: la fattispecie, da reato di danno, si è trasformata in reato di pericolo, a tutela anticipata. Ciò nondimeno, è rimasta la perseguibilità a querela. Infine, è stato introdotto il reato di istigazione alla corruzione tra privati.

D. In cosa consiste questo nuovo reato?

R. Si punisce il comportamento di chi offre o promette denaro o altra utilità ovvero ne sollecita la dazione nel caso in cui le profferte non siano accettate. Per aversi «istigazione» occorre che l’offerta o promessa ovvero la sollecitazione a promettere o dare siano dotate di adeguata forza persuasiva.

D. Quali sono le novità principali per società e manager? Quali effetti produrranno?

R. La principale novità è rappresentata dallo spostamento del baricentro della norma dalla tutela del patrimonio societario alla tutela di un bene giuridico diverso, vale a dire il rispetto degli obblighi inerenti l’ufficio e degli obblighi di fedeltà da parte dei soggetti che ricoprono ruoli apicali o svolgono funzioni direttive all’interno di società o enti. Ne consegue che i manager aziendali dovranno improntare il loro comportamento a rigorosi criteri etici, facendo attenzione a non accettare regalie o benefici da parte di terzi (ad esempio, fornitori o clienti) con i quali intercorrono rapporti contrattuali, in cambio di indebiti favoritismi.

D. Il dlgs 38/17 modifica anche il dlgs 231/01. Cosa dovranno fare società ed enti per adeguarsi?

R. Con il nuovo decreto, è stata elevata la sanzione già prevista per il reato di corruzione attiva tra privati (che si verifica quando il corruttore offre, promette o dà denaro o altra utilità a taluno dei soggetti qualificati appartenenti a società terze), è stata prevista la responsabilità ex dlgs n. 231/01 anche per il nuovo reato di istigazione alla corruzione (dal lato attivo) e, in relazione ad entrambe le fattispecie, è stata disposta l’applicabilità delle sanzioni interdittive. Le società dovranno quindi adeguare i modelli organizzativi e di gestione con riferimento sia alla riformulata fattispecie di corruzione tra privati che alla nuova ipotesi delittuosa di istigazione alla corruzione tra privati, prevedendo specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l’attuazione delle decisioni dell’ente in relazione ai suddetti reati da prevenire. Non c’è un termine, ma sarà nell’interesse della società provvedere in tempi brevi. Ciò perché, qualora un amministratore o direttore di società o ente dovesse essere chiamato a rispondere di taluno dei suddetti reati presupposto, l’unico modo per la società o l’ente di essere esonerato da responsabilità è, ai sensi dell’art. 6 del dlgs n. 231/01, proprio quello di fornire, fra l’altro, la prova di avere «adottato ed efficacemente attuato prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi».

D. In quali casi potrà applicarsi la nuova normativa? Ci fa qualche esempio?

R. Il delitto di corruzione tra privati (introdotto nel 2012) ha avuto, fino ad oggi, rarissima applicazione. È presumibile che anche quello di istigazione alla corruzione non abbia miglior sorte. Ciò non soltanto per l’oggettiva difficoltà di fornirne la prova, ma anche a causa del regime di procedibilità a querela. Quanto ad una ipotetica casistica, eventuali esempi potrebbero essere quello del direttore di un istituto di credito al quale un cliente offra un compenso di denaro per omettere la segnalazione di operazione sospetta ai fini della disciplina antiriciclaggio ovvero quello dell’informatore scientifico il quale, per convincere il direttore sanitario di una clinica privata ad acquistare apparecchiature elettro-medicali della società rappresentata, offra ad esso indebite utilità, quali inviti a convegni, viaggi, strumenti in comodato o simili «utilità».

Silvana Saturno

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