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Corruzione, maglie strette

Il funzionario dell’agenzia delle Entrate risponde di corruzione per aver accelerato i rimborsi Iva – ovviamente a chi ne aveva diritto – anche se le pratiche “agevolate” non rientrano direttamente nelle sue mansioni e nelle sue competenze. Per l’imputazione, e soprattutto per la condanna per corruzione propria o impropria, è sufficiente che gli atti “telecomandati” siano tra quelli di competenza dell’ufficio a cui l’imputato appartiene e in relazione al quale il funzionario «eserciti o possa esercitare una qualche forma di ingerenza, sia pure di mero fatto».
Con la definizione allargata del perimetro coperto dall’articolo 319 del codice penale, la Cassazione – Sesta penale, sentenza 18477/12, depositata ieri – ha reso definitiva la condanna di un dipendente milanese delle Entrate coinvolto nell’inchiesta di quattro anni fa sul Gruppo Mythos. Il funzionario era accusato di aver “oliato” alcune pratiche di rimborso di clienti del commercialista corruttore, relative a rimborsi Iva, interessi su rimborsi già percepiti oltre ad accertamenti di varia natura.
L’indagine aveva raggiunto il funzionario grazie a una serie di intercettazioni telefoniche sulle utenze del professionista e anche di un collega dell’ufficio fiscale, che dimostrava l’avvenuto pagamento di una tangente di 50mila euro, 2 mila dei quali destinati al funzionario che si sarebbe interessato alle pratiche Iva, nonostante queste non rientrassero nelle sue dirette competenze.
Secondo la Cassazione però, «ai fini della configurabilità del reato di corruzione, sia propria che impropria, non è determinante il fatto che l’atto d’ufficio o contrario ai doveri d’ufficio sia ricompreso nell’ambito delle specifiche mansioni del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio, ma è necessario e sufficiente che si tratti di un atto rientrante nelle competenze dell’ufficio cui il soggetto appartiene ed in relazione al quale egli eserciti, o possa esercitare, una qualche forma di ingerenza, sia pure di mero fatto». Se è vero, nel caso specifico, che l’imputato era addetto all’Area controlli dell’Agenzia 1 di Milano e non anche all’Area servizi, direttamente coinvolta nel rimborso delle imposte, è altrettanto vero che il funzionario coordinava i “controlli brevi”, cioè preliminari, dell’ufficio di Pescara, controlli preliminari all’autorizzazione al pagamento.

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