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Corruzione, il Csm non boccia più la legge

Il Consiglio superiore della magistratura corregge il tiro e dà atto al Parlamento di aver imboccato la strada giusta per combattere la corruzione anche se — è il monito dell’organo di autogoverno della magistratura — si può fare decisamente di più. Il voto del plenum di Palazzo di Marescialli arriva sul filo di lana, poche ore prima che la Camera proceda alle votazioni finali sulla legge anticorruzione (il ddl Grasso integrato dal testo del governo) che forse stasera terminerà un lungo e travagliato iter parlamentare col suo bagaglio ingombrante: ripristino del reato di falso in bilancio, sconti ai «pentiti» che collaborano, pene più severe per i reati contro la Pubblica amministrazione, licenziamenti dei corrotti più facili, più poter all’Anac di Cantone, etc. 
In meno di cinque giorni quella che sembrava una tempesta sprigionatasi dalla VI commissione del Csm (Riforme), presieduta dall’ex gip di Palermo Pier Giorgio Morosini, si è trasformata in una brezza marina. Il nuovo parere riveduto e corretto dallo stesso Morosini, e poi bocciato soltanto dai «laici» di centrodestra, non minimizza più sull’intervento del governo in materia di lotta alla corruzione e di prescrizione («insufficiente e disorganico») ma, semmai, esalta il concetto di «inversione di tendenza» della politica.
In realtà, venerdì scorso è arrivato nella cartella dell’ordine del giorno, vistato anche dal capo dello Stato in qualità di presidente del Csm, un parere tutto incentrato sulla vecchia proposta del governo (il ddl Renzi-Orlando del 30 agosto) poi in parte spolpata e fatta confluire nel ddl Grasso che, in commissione VI del Csm, era stato preso in considerazione solo in seconda battuta. Si è verificata dunque una sfasatura tra il parere del Csm e l’oggetto del giudizio che, nel frattempo, era cambiato in Parlamento.
Ci è voluta la pazienza del vicepresidente Giovanni Legnini, in questi giorni in contatto con gli uffici del Quirinale, per raddrizzare una situazione che aveva irritato governo e maggioranza: «Il clima è cambiato con l’ulteriore proposta integrativa del relatore che chiarisce che le proposte in itinere contro la corruzione sono positive e costituiscono un’inversione di tendenza». Dunque i paragrafi sulla lotta alla corruzione e sulla prescrizione, che, solo venerdì, si presentavano con venature assai critiche, sono stati riscritti dal relatore Pier Giorgio Morosini: «Nessun ripensamento ma solo l’esigenza di eliminare certi tecnicismi».
La riformulazione del parere è stata accolta favorevolmente dai consiglieri laici di maggioranza. L’avvocato Giuseppe Fanfani ha voluto sottolineare «il pensiero positivo che ispira questa e le altre riforme sulla giustizia dopo anni molto bui…». Per nulla convinti, invece, i «laici» di opposizione che reputano il ddl Grasso un intervento troppo giustizialista per non parlare poi, ha detto l’avvocato Elisabetta Casellati di Forza Italia, della maglie più stringenti per «l’imputato che sarebbe meglio chiamare presunto innocente». I togati hanno concordato sull’inversione di tendenza in materia di lotta alla corruzione però Antonello Ardituro (Area) ha voluto ricordare che la norma più efficace contro la corruzione dilagante è soprattutto una: «Il doppio binario. Applicare ai reati contro la Pubblica amministrazione le regole antimafia».
Ma le nuove norme per il «raddoppio dei termini» per la contestazione penale in campo tributario rischiano di mandare al macero moltissimi atti, con un’evasione accertata, solo a Milano, di circa 4 miliardi. La denuncia arriva dal procuratore aggiunto del capoluogo lombardo, Francesco Greco, che parla di «condono gratuito».

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