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Corruzione, giro di vite sulle pene

Arriva dall’Aula del Senato il primo sì a un ampio aumento delle sanzioni per i principali reati contro la pubblica amministrazione. Non solo. La stretta colpisce anche l’associazione mafiosa e un “classico” delitto della criminalità economica come il falso in bilancio. Inasprimento accompagnato da un pacchetto di misure per incentivare da una parte chi rompe il legame tra corrotto e corruttore e dall’altra per favorire, a vario titolo, la restituzione dei proventi illeciti. Rafforzato anche il ruolo centale dell’Autorità anticorruzione nella raccolta di informazioni dall’autorità giudiziaria e dalle imprese.
«Ce la stiamo mettendo tutta», esulta, via Facebook, Matteo Renzi, dopo il sì del Senato al pacchetto anticorruzione. «Siamo – prosegue il premier – quelli che hanno affidato a Raffaele Cantone la guida dell’Anac, quelli che con il decreto Madia hanno previsto i commissariamenti per gli appalti pilotati come nel caso dell’Expo e del Mose. Lo avevamo promesso a dicembre, lo ripetiamo sempre, chi ruba paga e restituisce fino all’ultimo centesimo». Infine, una stoccata ai 5 Stelle: «Chi è eletto nel Parlamento, se davvero vuole combattere il malaffare, esercita il proprio ruolo, scrivendo, discutendo, migliorando e infine approvando le leggi che contrastano la corruzione. Fare ostruzionismo e dire sempre di no – avverte il presidente del Consiglio – è un inganno che forse funziona il tempo di un click ma che gli elettori sanno sempre riconoscere».
Nel merito, il disegno di legge, che adesso passa alla Camera, ha un evidente filo conduttore, al netto della revisione strutturale del falso in bilancio: l’aumento generalizzato delle sanzioni per i principali reati contro la pubblica amministrazione. A partire dalla corruzione propria (che passa a una forchetta 6-10 anni) per finire a quella in atti giudiziari (6-12 anni nell’ipotesi base), non trascurando l’induzione indebita, il peculato e la corruzione impropria. Ma nel segno di una maggiore severità vanno anche le misure sul licenziamento del pubblico dipendente oggetto di condanna o la sospensione dall’esercizio della professione oppure, ancora, l’allungamento dell’interdizione a contrattare con la pubblica amministrazione.
Pene più severe anche per chi commette il reato di associazione mafiosa, si arriva a 26 anni. Per coloro che fanno parte di un’associazione mafiosa formata da tre o più persone la reclusione va da 10 a 15 anni (ora 7-12); da 12 a 18 (ora 9-14) per i promotori, gli organizzatori e coloro che dirigono l’associazione mafiosa; se l’associazione è armata, da 12 a 20 (ora 9-15); per chi è al comando da 15 a 26 anni (ora 12 – 24).
Altro cardine del testo approvato dal Senato è poi l’irrigidimento sulle misure pecuniarie. Due esempi: il patteggiamento viene condizionato alla avvenuta integrale restituzione del prezzo del reato, mentre, con il giudizio di condanna, per alcuni delitti considerati più gravi, sarà ordinato il pagamento di una somma di denaro di importo pari all’ammontare di quanto ricevuto dal pubblico ufficiale o dall’incaricato di pubblico servizio (figura quest’ultima che adesso viene espressamente innestata anche nella concussione). Come pure si mette un nuovo paletto alla concessione della sospensione condizionale della pena, subordinandola a forme di riparazione pecuniaria a favore dell’amministrazione danneggiata.
Dai più impegnati magistrati contro la corruzione e dall’Anm era stato poi sollecitato un intervento premiale a favore dei collaboratori di giustizia. Già previsto nel disegno di legge presentato dall’attuale presiedente del Senato Piero Grasso, lo sconto è stato poi, in Aula, ulteriormente aumentato potendo arrivare adesso da un terzo alla metà della pena prevista.
Rafforzate poi le prerogative dell’Autorità anticorruzione, alla quale dovranno, ogni 6 mesi, confluire nuove informazioni fornite dalle stazioni appaltanti e da parte dei pubblici ministeri quando decideranno di esercitare l’azione penale per i reati di corruzione. All’Autorità sono poi affidati, innalzando il tasso di trasparenza, nuovi poteri di controllo sui contratti di appalto sinora secretati.
Non è passata poi la proposta di introdurre in maniera specifica l’impiego di agenti provocatori con il compito di azioni sotto copertura per fare emergere l’attività criminale.
Sulla prescrizione, infine, il disegno di legge va letto in parallelo con la riforma più generale votata dalla Camera (e adesso al Senato), nella quale si agisce sui termini congelandoli in caso di condanna, ma, per corruzione propria e impropria e in atti giudiziari, è previsto un aumento della metà. Se fossero in vigore entrambi i disegni di legge, la corruzione verrebbe prescritta non prima di 15 anni, come ipotesi base (10 più 5), a fronte degli attuali 12 (8 più 4).
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