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«Corruzione, è peggio di Tangentopoli»

«Amministratori pubblici poco sensibili all’interesse pubblico, ma molto all’accrescimento del proprio patrimonio personale», hanno fatto diventare la corruzione «quasi una costante» in cui si insinua anche la «criminalità organizzata». Più che lanciare l’ennesimo, stanco allarme, Antonio Caruso, procuratore della Repubblica della Corte dei Conti della Lombardia, cede a un’amara constatazione. «La corruzione è entrata nel sistema, ne fa parte integrante», è «una piaga ben più grave di 20 anni fa» al tempo di Tangentopoli. «Bisogna combatterla come si fa con la mafia».
Nella sua relazione all’inaugurazione dell’anno giudiziario, aperto dal presidente Claudio Galtieri, Caruso traccia un panorama a tinte fosche analizzando la situazione lombarda con riflessioni che estende all’intera Penisola. Parla di «una serie sconcertante di fenomeni corruttivi e concussivi» non più tollerabili nel sistema attuale, i quali, «attraverso l’uso disinvolto del denaro pubblico», vedono sprechi e «mercificazione del bene pubblico per l’arricchimento personale». L’attenzione, raccomanda, va tenuta sempre alta perché «il fenomeno della corruzione è tuttora vivo nella realtà delle amministrazioni pubbliche e presenta preoccupanti elementi di crescita».
La situazione è perfino peggiore del ’92: «La corruzione si è ormai annidata nel profondo del tessuto sociale e costituisce una intollerabile distorsione del sistema, contribuendo alla disaffezione del cittadino nei confronti delle istituzioni» perché le mazzette da un lato intaccano il sentimento etico e civile, alimentando una mentalità «sempre più incline a considerare lo spazio pubblico come preda degli interessi personali», dall’altro scoraggiano gli investimenti con «costi elevatissimi a carico della comunità». Sono fenomeni criminali che pongono l’Italia nella classifica mondiale di Transparency international, sull’indice di percezione della corruzione, al non invidiabile 72° posto (tre in più in 12 mesi) in compagnia di Bosnia e Tunisia e dopo Paesi del terzo mondo come Ghana, Botswana, Bhutan e Ruanda. Con appena sei magistrati e il Procuratore per indagare in tutta la regione, la più popolosa d’Italia con quasi 10 milioni di abitanti, nel 2012 la Procura ha emesso 86 atti di citazione, che in pratica sono i processi avviati (20 in più dell’anno precedente) per un danno presunto complessivo di oltre 11 milioni e mezzo di euro. Di questi, ben 21 riguardano illeciti legati a tangenti, peculato, falso, truffa e turbativa d’asta. I pm contabili, sulle cui scrivanie sono arrivate 1.194 nuove denunce, hanno aperto 2.007 indagini contabili, contro le 1.640 del 2011. Ma tra il 2008 e il 2012 nelle casse dello Stato, per le difficoltà nei recuperi, sono entrati solo 17,2 milioni dopo le sentenze. Per combattere il malaffare nell’amministrazione pubblica le scarne forze della Procura non sono sufficienti. «La corruzione va aggredita con gli stessi sistemi utilizzati contro le mafie» sostiene Caruso, «nuovi modelli operativi di cooperazione» tra magistratura penale e contabile e tra forze di polizia, «razionalizzazione ed economizzazione delle risorse» e una maggiore condivisione delle informazioni. Per questo Caruso si è speso in prima persona per stringere con le Procure lombarde protocolli d’intesa che prevedono vie preferenziali per uno scambio di atti che ha già dato i suoi frutti con l’avvio d’inchiesta contabile anche nella vicenda sulla corruzione Maugeri-San Raffaele, che tra gli indagati dalla Procura ordinaria vede Roberto Formigoni accusato di aver ricevuto benefit e denaro per 8 milioni dal faccendiere Daccò. Formigoni fuori dall’aula della cerimonia dichiara che «è un’inchiesta che finirà nel nulla» e che bisogna lottare per «eliminare» la corruzione. Dentro aveva svolto il suo intervento che, però, non ha avuto tra il pubblico il sindaco Giuliano Pisapia, uscito per un impegno un attimo prima che prendesse la parola.

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