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Corruzione, costo da 13 miliardi l’anno

La corruzione deprime il Pil, è «una zavorra per l’economia», tanto che se l’Italia riuscisse a ridurre la corruzione ai livelli della Francia il tasso di crescita annuo aumenterebbe dello 0,8%. Lo afferma il Centro studi di Confindustria in una ricerca che quantifica in 13 miliardi l’anno il peso della corruzione in termini di mancata crescita. Sempre ieri il Csc ha rivisto le stime sulla crescita: Pil -0,5%nel 2014, terzo calo annuo consecutivo; inizierà a risalire nel 2015 dello 0,5% per portarsi nel 2016 a +1,1%. Il rapporto deficit/Pil si attesterà al 3% nel 2014, al 2,7% nel 2015 e al 2,5% nel 2016.

Quasi 300 miliardi di Pil in più, circa 5mila euro a persona. Se l’Italia con Mani Pulite avesse ridotto la corruzione a livello della Francia (-1 punto) sarebbe stato questo il risultato in termini di maggiore ricchezza. La corruzione è una zavorra per l’economia, riduce gli investimenti, rende la spesa pubblica inefficiente, peggiora la qualità delle istituzioni. Quindi è un freno per il progresso economico e civile. Lo confermano i dati: se l’Italia riuscisse a ridurre il grado di corruzione a livello della Spagna, cosa non impossibile visto che la distanza è di 0,7 punti, il tasso di crescita annua sarebbe di 0,6 punti percentuali più elevato.
È il Centro studi di Confindustria a mettere nero su bianco queste stime, nel rapporto presentato ieri. La stima del CsC è che un punto in meno nell’indice Control of corruption è associato ad un tasso di crescita annua del Pil pro capite di 0,8 punti percentuali.
«Già a metà anno, dovendo scegliere un argomento, con il presidente Squinzi abbiamo individuato il tema della legalità, con un focus particolare sulla corruzione», ha esordito il vice presidente di Confindustria per il Centro studi, Carlo Pesenti. Che ieri, accanto al ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha lanciato l’idea di un «patto sociale per la legalità», sottolineando il ruolo attivo delle imprese per la diffusione di una cultura dell’etica e della trasparenza. Pesenti è stato il presidente della Commissione della riforma di Confindustria approvata prima dell’estate e che ha riformato, come ha sottolineato ieri, il Codice etico e i valori associativi. Ora bisogna andare avanti: «Vanno creati nelle associazioni uffici dell’etica e della legalità che possano assistere soprattutto le piccole e medie imprese sia nel loro percorso di governance sia nei casi di crisi aziendali correlate a fenomeni di illegalità», ha detto Pesenti.
Per cambiare la situazione secondo il Centro studi bisogna capire i motivi della situazione attuale: l’ordinamento giuridico ha trascurato la prevenzione del fenomeno ed è carente sulla repressione, la burocrazia è inefficiente, le norme sono molte e confuse, nel sistema politico c’è poca accountability, è scarsa la dotazione di capitale sociale, sono molte le sinergie con la criminalità organizzata. Da questo punto di vista due sono i punti critici: la disciplina attuale della prescrizione e il sistema inefficace di contrasto a reati sentinella come il falso in bilancio, inteso come mezzo per creare fondi neri, e l’autoriciclaggio. Vanno dati anche più poteri all’Anac, oltre a rendere più trasparente e semplice la burocrazia. Per la prevenzione, scrive il CsC, non è rinviabile una tutela più ampia di chi decide di collaborare con l’autorità giudiziaria. Una misura che, ha detto il ministro Orlando, potrebbe essere inserita nel testo di legge anti-corruzione.
L’Italia è il fanalino di coda tra i Paesi sviluppati: secondo l’indice Control of corruption a fronte di una Germania che ha un punteggio 13 noi siamo a quota 90 (il Regno Unito è 15, la Francia 26, Spagna 53 e Turchia 81). La percezione dei manager stranieri che hanno avuto un’esperienza in Italia è più negativa di quanto si aspettassero, in particolare sulla corruzione e sulla qualità della classe politica. Il tema quindi è urgente. E. accanto al meccanismo di premialità, nelle gare pubbliche secondo Pesenti andrebbe aggiunto anche un rating di filiera e bisognerebbe ampliare la segmentazione del rating, non limitandosi ai tre livelli, per aumentare la selettività.

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