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Corruzione attiva, scatta la 231

Anche l’istigazione alla corruzione entra nel dlgs 231/01. Sia nelle ipotesi di corruzione che di istigazione si applicano, per la società le sanzioni inerenti l’interdizione dall’esercizio degli uffici direttivi della società ed il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione.

Nei casi di corruzione attiva fra privati, posta in essere da soggetti rappresentativi della società o dell’ente, sale il prezzo che la struttura potrà essere tenuta a pagare attraverso il meccanismo delle quote. Sono gli ulteriori inasprimenti introdotti alle ipotesi di corruzione, che, peraltro vede un incremento della sanzione per quote anche nei casi di corruzione attiva.

Le nuove previsioni dell’art. 25-ter. Tre specifiche modifiche hanno riguardato il decreto legislativo sulle sanzioni amministrative irrogabili sulle società a seguito di reati compiuti dai relativi organi apicali (art. 25-ter, comma 1, lett. s-bis).

La prima riguarda le ipotesi di corruzione attiva.

Si configura responsabilità ex dlgs 231/01, quando l’autore della corruzione, cioè la società (attraverso un soggetto a lei riferibile) anche per interposta persona offre, promette o dà denaro, o altra utilità, agli amministratori, ai direttori generali, ai dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, ai sindaci, ai liquidatori e a chi esercita, in ambito organizzativo funzioni direttive della società o dell’ente e alle persone sottoposte alla direzione o vigilanza di uno dei soggetti indicati.

Di norma trattasi di corruzione di «terzi soggetti» in quanto solo la società o l’ente cui appartiene il soggetto corruttore può essere avvantaggiata dalla condotta corruttiva.

La società in cui il corrotto è incardinato, infatti, non solo non trae vantaggio ma subisce un danno in seguito alla violazione del corrotto. Il che non significa, tuttavia, che il corruttore non possa essere un soggetto interno alla stessa società a cui appartiene il corrotto.

Si pensi all’amministratore che, in una srl, corrisponda al sindaco unico una somma di denaro per ottenere il suo silenzio in merito ad una operazione contabile da cui la società potrebbe trarre vantaggio (es. mancata svalutazione di crediti inesigibili per non chiudere un bilancio in perdita ed accedere ad un mutuo bancario che, diversamente, alla società sarebbe precluso). In tale ipotesi anche la condotta endosocietaria potrebbe essere oggetto di sanzione.

Tornando alle novità per il delitto di corruzione tra privati, di cui al terzo comma dell’articolo 2635 c.c., la sanzione pecuniaria viene innalzata passando dalle previgenti «da duecento a quattrocento quote», alle attuali «da quattrocento a seicento quote».

La seconda novità attiene ai riflessi in termini di dlgs 231/01 rispetto al nuovo art. 2635-bis. Nei casi di «istigazione alla corruzione passiva» di cui al primo comma dell’articolo citato viene prevista la sanzione pecuniaria, in capo alla società, «da duecento a quattrocento quote». Si tratta di una nuova applicazione della responsabilità amministrativa dell’ente, stante, la novità attinente il reato.

La terza innovazione attiene alla circostanza che in entrambe le ipotesi di reato (cioè sia quelle di cui al modificato comma 3° dell’art. 2635 c.c., che, del nuovo comma 1° dell’art. 2635-bis) troveranno applicazione le sanzioni interdittive di cui all’art. 9, comma 2 del dlgs 231/01. In altri termini, la società o l’ente, che attraverso un intraneo abbia corrotto terzi o istigato la corruzione diverrà passibile di:

a) interdizione dall’esercizio dell’attività;

b) sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;

c) divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio;

d) esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli già concessi;

e) divieto di pubblicizzare beni o servizi.

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