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“Corruzione a livelli intollerabili”

Corruzione «intollerabile». Il Guardasigilli Andrea Orlando attacca prima che gli contestino ritardi nella lotta alle tangenti. Tra Montecitorio e Palazzo Madama presenta la fotografia della giustizia 2013, vende i successi nel civile (-6,7% nei fascicoli in entrata, lo zoccolo dei 5 milioni pendenti scesi a 4,8), ammette subito il bubbone della corruzione. È indispensabile «un più efficace contrasto a un fenomeno criminale che le inchieste giudiziarie dimostrano aver raggiunto dimensioni intollerabili anche per il suo intreccio con strutture organizzate di tipo mafioso». È la fotografia di Mafia Capitale, quella che assieme ad altre richiederebbe il pugno duro della politica stessa.

Le opposizioni attaccano, M5S e Lega lanciano slogan, ma dagli slogan, anche quelli di Renzi che tanto hanno irritato le toghe, Orlando piglia le distanze perché «semplificano e ideologizzano l’approccio ai problemi».
A chi lo critica chiede collaborazione, per far cadere gli steccati sulla giustizia, ripropone le sue norme sulla corruzione che stanno suscitando polemiche in Parlamento. Rilancia l’aumento di pena per il reato di corruzione (da 8 a 10 anni), si spende sulle confische contro i corrotti, ricorda il sì all’autoriciclaggio, fa promesse sul falso in bilancio. Era punito fino a 2 anni il reato storpiato da Berlusconi nel 2001, salirà fino a 6 il suo, consentendo le intercettazioni. Ma resta, e Orlando lo sa bene, la polemica sulle soglie liberatorie sotto il 5% e soprattutto la perseguibilità a querela. Già da oggi, al Senato, il confronto sarà aspro, anche all’interno della stesso Pd. Tema caldo come la prescrizione e la “tenuità del fatto”, niente carcere sotto i 5 anni, solo per reati di lievissima entità. «Non ha nulla a che vedere con la depenalizzazione» ci tiene a dire Orlando. Che difende le misure sulla responsabilità civile dei giudici, un’ossessione nera per la magistratura, una «giusta tutela per il cittadino» secondo lui.
Una battuta su giustizia e politica: «Per molto tempo, lo scontro aspro ha impedito le riforme necessarie». Per questo la giustizia «è il simbolo di un calvario da tenere il più lontano possibile dalla propria vita e uno dei più grossi macigni sulla via della crescita». Nasce da qui l’impegno sul civile, l’ormai prossima riforma Berruti, promossa dal vicepresidente della commissione Ue Katainen come «esempio perfetto di una riforma che creerà un ambiente più favorevole all’impresa e che attirerà investimenti».
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