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«Corruzione, a dicembre il commissario»

A dicembre, quando verrà approvata la legge di stabilità, saranno tre ministri (Interno, Giustizia, Funzione pubblica) a dover individuare il nome del nuovo commissario anticorruzione: «E non sarà facile trovare la persona giusta per un ruolo così delicato…», spiega il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, che ha proposto la nuova norma sul vertice della Commissione indipendente per la valutazione, l’integrità e la trasparenza della pubblica amministrazione (Civit) approvata l’altra notte dal Consiglio dei ministri. Non sarà facile perché i criteri richiesti sono rigorosi: «Per questo — aggiunge Catricalà — penso a un magistrato che abbia maturato esperienza in un grande ufficio di procura, a un giudice della Corte dei conti specializzato nel contrasto dei fenomeni corruttivi o a un prefetto il cui profilo sia di grande rilievo».
La proposta dei ministri Cancellieri, Severino e Patroni Griffi dovrà esser approvata dal Consiglio dei ministri, ratificata dalle commissioni con una maggioranza qualificata dei due terzi e poi formalizzata con una delibera del governo e con un decreto del presidente della Repubblica. I paletti per la nomina del commissario, dunque, sono molti anche perché la Civit (grazie agli articoli del ddl anticorruzione curati dal ministro Filippo Patroni Griffi) cambia pelle: con il testo ora in discussione al Senato, infatti, l’autorità di piazza Augusto Imperatore (3 commissari, 30 dipendenti più una decina di consulenti) acquisisce poteri ispettivi e di vigilanza, fino a proporre i criteri per la rotazione dei dirigenti nei settori particolarmente esposti. Questo è il contributo di Patroni Griffi che è stato componente della Civit fino a un anno fa.
Ma un altro salto di qualità arriva con l’emendamento Catricalà («Sono soddisfatto, il consiglio ha accolto il testo che avevo proposto», ha detto il sottosegretario) perché il commissario e la Civit (che cambierebbe nome per diventare «Autorità per la lotta alla corruzione») potrà contare sulla professionalità e le tecnologie della Guardia di Finanza. Sarà il ministro dell’Economia Vittorio Grilli a stipulare una convezione con il Comando generale della Fiamme gialle: «Ecco, l’operazione non comporta costi aggiuntivi», insiste Catricalà, «anche perché nel budget dovrà essere compreso il compenso per il nuovo presidente-commissario». Questo significa che gli attuali componenti (Romilda Rizzo, presidente, Antonio Martone e Alessandro Natalini) rinuncerebbero a qualcosa.
L’ambizione del nuovo commissario è quella di arrivare nei gangli critici della Pubblica amministrazione dove la corruzione si manifesta spesso in forme molto sofisticate. Il ministro della Giustizia, Paola Severino, spiega che «la decisione del Consiglio dei ministri di istituire la figura del commissario dimostra l’attenzione e l’impegno del governo nel contrastare questo fenomeno». Ma ora il problema urgente per il governo è quello di portare a casa il ddl anticorruzione approdato ieri sera in aula al Senato: «Il ping pong tra le Camere sarebbe devastante», ha detto la Severino lasciando intendere che se qualche correzione deve esser fatta è meglio farla subito al Senato: «Bisogna avere molta cura di questo provvedimento perché il cammino è ancora lungo…».

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