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«Correntisti sicuri, il nodo sono i derivati delle banche Ue»

I problemi dei crediti deteriorati delle banche, e di Monte dei Paschi in primis, «vanno risolti, e sono in fase di risoluzione».
Dopo un’altra giornata di fuoco, sul fronte caldissimo delle banche interviene direttamente il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Attesa la chiusura dei mercati, il premier ci tiene a lanciare due messaggi: «I correntisti e i risparmiatori in Italia sono totalmente al sicuro», ma «nei prossimi giorni le autorità Ue riflettano sulla situazione del credito europeo», perché «chi conosce la realtà sa che la vera questione sulla finanza in Europa non sono i not performing loans italiani, ma i derivati di altre banche»; il riferimento a Deutsche Bank, appena bollata dal Fondo monetario internazionale come «il più importante contribuente ai fattori di rischio sistemici», è implicito ma chiaro.
La presa di posizione del premier segue una giornata agitata sia in Borsa, che ha lasciato sul terreno il 2,26% e ha visto tornare in rosso anche l’indice delle banche nonostante il rimbalzo proprio di Mps dopo lo stop alle vendite allo scoperto, sia a Palazzo Chigi, dove ieri è tornato a salire anche il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.
La linea, del resto, continua a essere quella della «predilezione» riservata dal governo alle «soluzioni di mercato», almeno per tamponare la prima emergenza rappresentata dalle condizioni di base della banca senese in vista degli stress test dell’Eba attesi per il 29 luglio. Nelle parole del premier, però, la strada italiana che ripassa anche da uno schema modello Atlante e quella europea che prova ad allargare le maglie di un possibile intervento pubblico di emergenza si tengono insieme. «I prossimi giorni consentiranno alle autorità europee di riflettere attentamente sulla situazione del credito del nostro continente – ha ribadito il premier –, e sono certo che la vigilanza della Bce e della commissione degli Stati membri sarà attentissima».
L’orizzonte, insomma, è duplice: se la prima emergenza, quella, del Monte dei Paschi e dei suoi crediti deteriorati, può essere gestita in prima battuta con un nuovo intervento di operatori «di mercato», la soluzione di sistema passa inevitabilmente da Bruxelles, dove continua il tira e molla sulla possibilità di muovere la mano pubblica senza attivare il «burden sharing», cioè la condivisione dei costi fra gli investitori. Le prime aperture arrivate sul punto, con la possibilità di “salvare” fra gli obbligazionisti subordinati solo gli investitori retail, spesso saliti sulla barca senza conoscere del tutto il grado di rischio di questo investimento speculativo, continuano a non bastare all’Italia; il problema sollevato da Roma è che un conto presentato a fondi e altri investitori istituzionali finisca per avere un costo troppo alto in termini di affidabilità del sistema, e che quindi possa innescare reazioni a catena non escludibili quando la temperatura sul mercato è così alta.
Lo stallo sulla questione del «burden sharing» può spiegare anche i toni alzati ieri da Renzi nei confronti dell’Unione europea, invitata a «riflettere» sul contesto continentale più che sui singoli problemi italiani, derubricati dal premier a una questione di «algoritmi e parametri». Anche perché il 29 luglio, giorno degli stress test Eba che potrebbero offrire nuovi solidi argomenti sulle «condizioni eccezionali» chieste dalla direttiva BRRD per aprire le porte all’intervento pubblico, è una data molto lontana in un contesto di mercato che continua a bruciare valore.

Gianni Trovati

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