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Corre l’utile di Citigroup a quattro miliardi di dollari

Citigroup ha sollevato il sipario su un bilancio incoraggiante: la terza banca americana, ancora sofferente per gli strascichi della crisi del 2008, ha messo a segno un aumento degli utili del 30% a 3,8 miliardi di dollari nei primi tre mesi dell’anno. Anche le entrate sono aumentate di circa il 3% a 20,5 miliardi. Entrambe le cifre hanno battuto le attese: i profitti, esclusi oneri straordinari legati alla valutazione del suo debito, sono stati pari a 1,29 dollari per azione e hanno superato nettamente gli 1,17 dollari pronosticati dagli analisti. Le revenue erano previste ferme a 20,17 miliardi.
I conti sono stati premiati dagli investitori: il titolo nel pomeriggio ha guadagnato l’1,2% in una giornata di Borsa negativa, con gli indici in ribasso di oltre l’1 per cento. Da inizio d’anno le quotazioni di Citi sono in rialzo di oltre il 13 per cento. La banca ha tuttavia avvertito, come già i rivali JP Morgan e Wells Fargo, che l’outlook per il 2013 rimane incerto davanti alle tensioni sull’economia americana e globale.
I risultati trimestrali sono stati sostenuti anzitutto dall’investment banking e dal trading, con punte nella sottoscrizioni titoli e nel reddito fisso aiutate dall’ascesa delle piazze finanziarie nel primo scorcio dell’anno. Da attività, cioè, che potrebbero rivelarsi volatili e esposte a rischi. Le entrate di questa divisione, guidata dal co-direttore generale Jamese Forese, sono aumentate del 31% a 6,98 miliardi e i profitti sono lievitati dell’81% a 2,3 miliardi. Il trading nel reddito fisso ha in particolare tratto vantaggio da nuove spinte alle cartolarizzazioni. E la sottoscrizione titoli ha visto i junk bond, le obbligazioni spazzatura ad alto rendimento, lievitare a 12,3 miliardi da 10,6. La sottoscrizione di azioni è sua volta aumentata del 22% a 14,2 miliardi.
I profitti sono stati inoltre gonfiati da una riduzione di 652 milioni nelle riserve a fronte di perdite su prestiti. Segno, cioè, di una scommessa sul miglioramento del l’economia nonostante i dubbi sulla forza della ripresa. La controllata Citi Holdings, che dalla crisi raggruppa gli asset non strategici e da cedere, ha visto le perdite diminuire a 794 milioni dagli 1,02 miliardi dell’anno scorso. E gli asset sono scesi del 29% a 149 miliardi, mostrando passi avanti nelle dismissioni. La grande divisione al dettaglio, la consumer bank presente in 40 paesi, ha però registrato profitti in calo a 1,95 miliardi da 2,18 miliardi, con entrate stagnanti di circa 10 miliardi, rivelando fragilità nelle condizioni di business internazionali ad eccezione del l’America Latina.
«È vitale che Citigroup sia percepita come un istituto forte e stabile e abbiamo compiuto progressi in questa direzione – ha detto l’amministratore delegato Michael Corbat –. Nel trimestre abbiamo tratto vantaggio da risultati robusti nelle attività sui mercati dei capitali, nell’investment banking, nella crescita di prestiti e depositi e in un clima più favorevole nel credito». I depositi, più in dettaglio, sono aumentati nell’insieme del 3% e i prestiti del 5% grazie alla domanda sui mercati emergenti. Ma il 52enne chief executive non ha nascosto le sfide aperte. «Il clima rimane difficile», ha riconosciuto. Corbat è in carica da ottobre ed è impegnato nella riorganizzazione e nel taglio dei costi alla banca, a partire dall’eliminazione di ben 11mila posti di lavoro annunciata lo scorso dicembre.

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