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Corre lo spread, giù Piazza Affari

Il rimbalzo delle Borse è già finito. È durato solo un giorno e mezzo. Ieri sui listini di tutto il mondo sono tornate le preoccupazioni: Londra ha perso l'1,01%, Parigi l'1,11%, Francoforte lo 0,73%, Milano l'1,07%, Wall Street lo 0,67% (arrivando al minimo del mese) e il Nasdaq l'1,22%. Per quattro motivi. Uno: le aste di titoli di Stato in Italia hanno registrato i rendimenti più elevati degli ultimi tre anni, provocando nuove turbolenze sul mercato dei BTp. Due: Moody's ha nuovamente messo in guardia gli Stati Uniti, che hanno un debito gigantesco e non riescono a trovare l'accordo politico al Congresso per aumentarne il tetto massimo. Tre: le trattative per il salvataggio della Grecia sono tutt'altro che alla conclusione. Quattro: il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, ha fatto capire che le nuove manovre monetarie di stimolo non arriveranno tanto a breve.

Che sui mercati ci sia tensione lo dimostra soprattutto un dato: l'oro, bene rifugio per eccellenza, è salito al nuovo massimo storico a 1,594,16 dollari l'oncia. E questo la dice lunga sul clima: se l'Europa è nel bel mezzo di una crisi dei titoli di Stato (quelli che un tempo erano considerati beni rifugio) e gli Stati Uniti sono a un passo dal potenziale default (ovviamente nessuno crede che il Congresso non trovi l'accordo, ma queste trattative ad oltranza lasciano intendere che il clima è teso), l'oro diventa l'unico vero bene rifugio. E infatti, allo stesso tempo, salgono i rendimenti dei titoli di Stato: segnale che ci sono vendite e che i prezzi scendono. Innanzitutto salgono i tassi dei BTp italiani, con i decennali risaliti di 9 centesimi al 5,65%. Questo ha provocato un nuovo allargamento dello spread sui Bund tedeschi, che alla fine ha chiuso a 290 punti base. Ma anche i T-Bond americani, che hanno perso mezzo punto in termini di prezzo e hanno spinto i rendimenti al rialzo di 6 centesimi al 2,94%, perdono appeal.

Tutto questo dimostra che i mercati restano tesi. E a preoccuparli è la crisi dei debiti statali. Ma ieri il motivo principale di delusione è arrivato dagli Stati Uniti, quando ha parlato il presidente della Federal Reserve. Bernanke il giorno precedente aveva lasciato intendere che, se l'economia non tornasse a crescere, sarebbe disposto a riaprire il rubinetto della politica monetaria ultra-espansiva. Il mercato aveva inteso che presto potrebbe far ripartire il cosiddetto quantitative easing, cioè la manovra con cui la Fed acquista titoli di Stato e inietta liquidità sul mercato. Questo aveva favorito il rimbalzo delle Borse mercoledì: questo tipo di politica monetaria fomenta infatti la speculazione e fa salire le Borse. Ebbene: ieri Bernanke, pur non rimangiandosi le parole, ha però calmato gli entusiasmi facendo capire che il nuovo quantitative easing non sarà nel breve periodo. Questo ha contribuito a deludere. E ha spinto al ribasso mercati già preoccupati per Europa e Stati Uniti.

 

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