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Corre la crescita Usa la Fed rialza i tassi È la terza volta in 6 mesi

Per la terza volta in sei mesi la Federal Reserve ha alzato i tassi di interesse, in quella che viene considerata un vero e proprio voto di fiducia in un’economia che cresce lentamente ma in modo duraturo. Forte di una ripresa che va avanti da 96 mesi consecutivi e di un tasso di disoccupazione ai minimi dal 2001 (oggi è al 4,3 per cento) la Fed aumenta i tassi di un quarto di punto. Con l’aumento deciso i tassi di interesse negli Stati Uniti tornano sopra l’1 per cento per la prima volta dal 2008, cioè dall’anno in cui è scoppiata la crisi finanziaria dei mutui “subprime” (il rialzo di un quarto di punto porta infatti i tassi in una forchetta fra l’1 e l’1,25 per cento).
Durante la conferenza stampa seguita alla chiusura di due giorni di riunioni la presidente della Federal Reserve Janet Yellen ha spiegato che la banca centrale americana «continua a prevedere aumenti graduali dei tassi di interesse», che attualmente restano ancora «in certa misura al di sotto del loro livello naturale». Secondo Yellen «ulteriori graduali aumenti del costo del denaro saranno probabilmente appropriati nei prossimi anni».
Ci sarà certamente un altro aumento dei tassi entro quest’anno (2017), poi altri tre stando alle previsioni – che la Federal Reserve dovrebbe decidere nel 2018 e 2019, «in linea con le previsioni di marzo». Lo si legge nelle tabelle allegate al documento finale del Fomc, il comitato di politica monetaria della banca centrale Usa: «Il Comitato si aspetta che le condizioni economiche si evolvano in modo da garantire l’aumento graduale del tasso di fondi federali. Il tasso di fondi federali è probabile che rimanga, per un certo tempo, sotto i livelli che si prevede prevalgono nel lungo periodo. Tuttavia, il percorso effettivo del tasso di fondi federali dipenderà dalla prospettiva economica».
«Monitoriamo da vicino gli sviluppi dei prezzi», ha precisato la banca centrale, prevedendo un’inflazione sotto l’obiettivo del 2 per cento ancora per diverso tempo («ci sono le condizioni per un aumento dell’inflazione », ha detto Yellen). L’economia americana continua a crescere e il mercato del lavoro a rafforzarsi, così come è un dato di fatto che le famiglie americane continuino a spendere sostenendo la ripresa. Resta però l’incognita della politica di bilancio sulla quale non c’è ancora una schiarita considerata l’agenda della Casa Bianca (e le incertezze di Trump) condizionata dalle indagini sul Russiagate.
La decisione della Fed di alzare i tassi è stata presa dopo un voto di 8 a 1, con Nel Kashkari (capo della banca federale della regione di Minneapolis) che ha deciso di votare contro restando fermo sulle proprie posizione per non cambiare i tassi di interesse attuali. Unanimità invece sul programma di normalizzazione del bilancio tramite il mancato reinvestimento dei titoli. La banca centrale ha deciso di fissare paletti che crescono nel tempo: per i Treasury il tetto iniziale è di 6 miliardi di dollari al mese che salirà fino a 30 miliardi, per titoli legati ai mutui è di 4 miliardi e crescerà fino a 20 miliardi.
Reazioni positive all’aumento dei tassi dal direttore generale del Fmi, Christine Lagarde, che si è dichiarata «d’accordo con il mercato » sull’aumento dei tassi di interesse. «L’inflazione si sta avvicinando a quelle cifre dove dovrebbe essere. Anche l’inflazione core. E questi sono buoni indicatori di un’economia che sta facendo bene». Il direttore generale del Fondo Monetario si è detta però preoccupata per la valutazione degli asset («sono a un livello di esuberanza difficile da spiegare ») e per un possibile allentamento delle regole per la finanza.

Alberto Flores D’Arcais

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