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Corre il Pil, crescita verso il 6% Inflazione ai massimi dal 2013

L’Italia conferma la «crescita sostenuta» nel secondo trimestre, si affida alle famiglie per proseguire la ripresa, ma tiene d’occhio i pericoli legati all’inflazione, scarsità di materie prime e contagi. L’Istat ieri ha certificato che nel periodo aprile- giugno il Pil ha accelerato del 2,7% trimestrale: nell’area Ocse solo il Regno Unito ha fatto meglio. «E’ una crescita forte e strutturale», spiega Lucio Poma, capo economista di Nomisma, «migliore di Germania e Usa».L’Italia Spa ha rimbalzato del 17,3% annuo: un record poco significativo visto il confronto con il 2020 dei lockdown. «Servizi e consumi privati si sono aggiunti agli investimenti nel trainare la ripresa», è il messaggio che Loredana Federico, economista di Unicredit, legge nei dati appne pubblicati. Se il Pil è 4 punti sotto i livelli pre-crisi, la spesa delle famiglie è più indietro nel recupero (-6 punti sulla fine del 2019, +5,2% nel trimestre). In prospettiva sono le famiglie a essere chiamate a garantire continuità alla ripartenza, finora assicurata dalle imprese: «Ci sono le condizioni perché abbiano dato una forte spinta anche nel terzo trimestre, osservando i dati sugli spostamenti, mentre l’attività delle industrie si assestava».«La buona estate del turismo», annota Pietro Reichlin, economista della Luiss, «segnala una crescita ulteriore. Ma su tutto pesa l’evoluzione della pandemia»: la variante Delta «torna a far salire i contagi in modo preoccupante», è il primo timore per il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi. La crescita acquisita per il 2021 è del 4,7% e per gli economisti è assodato il superamento del +5%: «Ci potremmo avvicinare al +6%», dice Carlo Cottarelli, «ben sopra il +4,5% del Def di aprile».In attesa della spinta del Pnrr, ci sono possibili incagli. La variabile impazzita riguarda le materie prime: non più solo carissime (l’alluminio è ai massimi storici) ma anche introvabili, come i semiconduttori che paralizzano l’automotive. «La risposta deve essere europea – incalza Poma – usiamo il Recovery fund per renderci indipendenti nelle catene delle forniture». Anche l’inflazione suona un campanello d’allarme: +0,5% mensile ad agosto, +2,1% annuo che non si vedeva dal 2013, con l’energia (+19,8%) a spiegare gran parte del balzo. Per Confcommercio «non può non generare preoccupazione » mentre alle famiglie, calcola Federconsumatori, presenta un conto da 625 euro l’anno. Nell’Eurozona i prezzi sono saliti del 3%, al top dal 2011: pochi mesi dopo, la Bce rialzò i tassi. Corsi storici che rischiano di riproporsi alla riunione di settimana prossima, quando i falchi torneranno in pressing su Christine Lagarde per avviare la ritirata degli stimoli. «Il dibattito sarà forte, perché in Germania è mal tollerato l’aumento dei prezzi», dice Reichlin. Ma per Federico, «l’accelerazione è temporanea e la Bce valuterà con attenzione quando rimuovere il supporto alla ripresa».

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