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Corporate bond, semestre in rally all’ombra della crisi

C’è il timore di una nuova ondata del virus a spingere le aziende a fare funding in modo tattico dopo un turbolento primo semestre che ha messo in difficoltà molti settori da quello automobilistico, ai viaggi e al trasporto aereo. L’allentamento monetario e il sostegno fiscale da parte dei governi stanno aiutando le aziende strette nella morsa della recessione economica. In questa situazione di incertezza, gli aiuti di Stato non sempre sono sufficienti e con l’ampia liquidità in circolazione le aziende cercano di cogliere l’attimo: nonostante la crisi, nel primo semestre le emissioni di corporate bond non finanziari si sono attestate a 14,5 miliardi di euro contro i 10 miliardi dello stesso periodo dell’anno.

Dopo le tensioni di marzo mitigate dall’intervento della Bce, il volume di stimoli monetari e fiscali confluiti negli ultimi mesi sui mercati obbligazionari per frenare la crisi non ha precedenti aiutando a sostenere le quotazioni, a cominciare dai titoli di Stato. I corporate italiani si erano cautelati facendo pre-funding nel 2019 e «ora con gli attuali spread favorevoli possono accedere al mercato per cogliere opportunità di finanziamento» commenta Carolina Marazzini, head of debt origination Italy di UniCredit. A contribuire alla riuscita del funding, il restringimento dello spread dei titoli di Stato italiani con il BTP/Bund a 10 anni che ieri si è attestato a 178 punti base da 183 di lunedì.

Come nel caso del gruppo automobilistico Fca, il quale dopo avere ottenuto un prestito garantito da Sace da 6,3 miliardi di euro, ieri si è affacciato sul mercato collocando un bond in tre tranche da 3,5 miliardi di euro raccogliendo richieste per 9,5 miliardi. Le cedole delle obbligazioni, tra il 3,375% e il 4,5%, hanno messo in moto gli investitori in cerca di rendimenti. La scorsa settimana era stato il turno del bond Ferrari che con una richiesta cinque volte la domanda ha deciso di aumentare il bond a 650 milioni di euro dagli iniziali 500 milioni offrendo una cedola dell’1,5 per cento.

Dal settore automobilistico alle utilities: l’obbligazione Italigas è riuscita a strappare il rendimento più basso della sua storia collocandosi allo 0,25% così come il primo transition bond di Snam da 500 milioni che offre una cedola dello 0,75 per cento. Su questa scia si inserisce il deal Generali che ha annunciato il riacquisto di tre titoli subordinati e il contestuale lancio del secondo green bond con lo scopo di proseguire nel percorso di riduzione del debito e di aumentarne la scadenza media.

La corsa al collocamento di corporate bond, tuttavia, rischia di essere solo apparente: a differenza delle emissioni governative che devono rispondere alle esigenze dell’emergenza Covid-19, per le aziende è probabile che l’offerta di nuove obbligazioni possa rallentare nella seconda metà dell’anno. Lo conferma un report di UniCredit secondo cui «le emissioni societaria di debito investment grade e high yield rimarranno contenute, dal momento che le politiche aziendali sono focalizzate sulla salvaguardia della liquidità, meno degli investimenti». Con la recessione alle porte, le aziende potrebbero peggiorare la propria posizione debitoria con conseguente taglio del rating: da inizio anno, i bond di corporate italiani passati da investment grade a high yield si sono attestati a 27 miliardi di euro, un trend destinato a continuare nei prossimi mesi.

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