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Corea, Panama, Namibia, Tunisia La lista Ue dei 17 paradisi fiscali

L’Ecofin dei 28 ministri finanziari ha reso nota una prima «lista nera» con 17 paradisi fiscali usati per l’evasione e l’elusione delle tasse. Altri 47 li ha messi sotto osservazione in una «lista grigia», in cambio della promessa di modifica delle loro normative offshore. Le pressioni di alcuni ministri hanno portato a tenere fuori i paradisi fiscali interni all’Ue (Lussemburgo, Irlanda, Olanda, Malta e Cipro). Inoltre l’Ecofin si è diviso sull’applicazione di sanzioni ai Paesi della «lista nera» e ha solo consigliato ai governi Ue di applicare direttamente misure punitive.

Questo rinvio ha aumentato le critiche e lo scetticismo di quanti ritengono necessario un intervento incisivo contro la grande evasione ed elusione delle tasse tramite le piazze offshore. «Ci sarebbero piaciute contromisure più forti per le giurisdizioni non cooperative», ha ammesso il vicepresidente lettone della Commissione europea Valdis Dombrovskis al termine dell’Ecofin a Bruxelles, annunciando una possibile proposta di sanzioni contro i 17 paradisi fiscali nel 2018. «L’esistenza della lista è un passo importante in avanti – ha aggiunto il commissario Ue francese per la Fiscalità Pierre Moscovici -. Il processo non si ferma qui. La battaglia contro i paradisi fiscali deve continuare». E’ stato concordato che gli elenchi «nero» e «grigio» dovranno essere aggiornati periodicamente.

Le 17 giurisdizioni fiscali «non collaborative» con le autorità europee sono Bahrain, Barbados, Grenada, Guam, Corea del Sud, Macao, Isole Marshall, Mongolia, Namibia, Palau, Panama, Santa Lucia, Samoa, Samoa Americane, Trinidad e Tobago, Tunisia e Emirati Arabi Uniti. Rischiano solo conseguenze d’immagine negativa fino a quando l’Ue non introdurrà sanzioni. Il Regno Unito è riuscito a far tenere fuori dai 17 i paradisi fiscali britannici (come Isola di Man, Jersey, Guernsey, Cayman Island, Bermuda), inseriti nella «lista grigia» con le solite Svizzera, Liechtenstein, San Marino, Andorra, Hong Kong, Curacao, Aruba, Turchia, Qatar o Oman.

La Francia e la Germania, dove le inchieste giornalistiche internazionali Paradise papers, Panama papers, Luxleaks e Offshoreleaks hanno provocato indignazione tra i contribuenti onesti davanti alle evasioni ed elusioni delle tasse su larga scala attuate da multinazionali, società, banche, politici e ricchi vari tramite i paradisi fiscali, hanno spinto per una «lista nera» più completa. Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha appoggiato questa linea. Ma da un ventennio a Bruxelles — soprattutto dopo grandi scandali — annunciano attacchi alla grande evasione delle tasse e ai paradisi fiscali, che non sono poi seguiti da provvedimenti davvero efficaci.

Ivo Caizzi

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