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Corea del Sud e Australia si schierano contro il bitcoin

La Corea del Sud e l’Australia si uniscono al coro dei critici del bitcoin, preoccupati dalla crescente volatilità e dalle speculazioni effettuate con la criptovaluta. Il governo di Seul sta spingendo su nuove regole: le misure proposte vanno dall’introduzione di tasse sul capital gain all’introduzione di restrizioni per le aziende. Il primo ministro Lee Nak-yon ha dato l’allarme, dichiarando che l’aumento di interesse per le valute virtuali può portare «a serie distorsioni e a un fenomeno patologico». Seul è uno dei maggiori centri di scambio di bitcoin con circa un quarto del trading globale. L’annuncio è arrivato dopo la multa da 58,5 milioni di won (45.338 euro) all’operatore Btc Korea.com, che aveva reso noti i dati personali di 36 mila utenti a causa di un attacco informatico.

Intanto il governatore della Banca centrale dell’Australia, Philip Lowe, ha affermato che la volatilità del bitcoin è causata da una «mania speculativa» e che probabilmente che la più famosa delle criptovalute sta offrendo supporto a una serie di attività illecite.

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