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Cordata italiana per Edison? Tabacci dice no al Governo

di Simone Filippetti

La «Soluzione Tabacci» per Edison arriva oggi sul tavolo di A2A. E con ogni probabilità il consiglio di gestione della utility lombarda, capofila della compagine italiana e playmaker della trattativa con i francesi di Edf sulla separazione dalla compagnia energetica, sposerà il piano di marzo, ossia la originaria bozza di accordo tra italiani e Edf che però era stata bocciata dal Governo in prima istanza.

Dopo settimane di stallo, con divisioni e spaccature dentro A2A e trai soci di Delmi, il fronte degli italiani ha finalmente imboccato una strada. Domani, poi, sarà la volta del consiglio di sorveglianza che recepirà le indicazioni del board di oggi. Il presidente Graziano Tarantini e il vice Rosario Bifulco, i due uomini che seguono più da vicino il dossier, faranno propria la posizione del cdg. Ci vorrà poi l'ok di Delmi, la holding che raccoglie tutti gli italiani e che in tandem con Edf controlla Edison. Ma ormai la direzione è tracciata. A quel punto la proposta italiana arriverà direttamente sulla scrivania del ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani, per l'atteso vertice, tra Italia e Francia. Il summit avrebbe dovuto essere anch'esso domani, ma slitterà ancora (è già la seconda volta) per dare tempo a Delmi di riunirsi e formulare una proposta scritta. Oggi, dunque, il primo passaggio di una due giorni che segnerà il destino di Edison. «Sul tavolo ci sono le due opzioni (il cosiddetto «Lodo Zuccoli» e la bozza di marzo, Ndr), ma una è impercorribile e quindi si andrà avanti con l'altra, ma da migliorare» rivelava ieri una fonte coinvolta nel dossier, dietro garanzia di anonimato. Passi avanti in un clima che rimane ancora teso per le divergenze dei protagonisti: dietro si profila anche scontro politico tra Bruno Tabacci, assessore al bilancio del comune di Milano, azionista di riferimento di A2A a guida del centro-sinistra e Romani, esponente del Pdl. Ancora ieri il ministro ha riesumato l'idea di un «Decreto Edison», sulla scia del Decreto Salva-Parmalat: «È un'opzione» ha detto. Una risposta indiretta alle accuse mosse da Tabacci – che ha bollato come «inconcludente» il lavoro del Governo – a cui peraltro lo stesso titolare del dicastero ha replicato con un «ognuno si assume le sue responsabilità». Che alla politica piaccia l'idea di una cordata italiana non è un mistero, e ieri Romani l'ha ripetuto, indicando in Intesa Sanpaolo un soggetto interessato (la banca ha però precisato che non intende partecipare al riassetto di Edison attraverso interventi di capitale). Il botta e risposta a distanza è proseguito perché lo stesso Tabacci ha ironizzato sull'ipotesi di Romani («Ma quale cordata? Per far che?»), preferendo invece ricostruire i rapporti con Edf.

Raggiunto l'accordo, a quel punto inizierà la trattativa vera e propria. Ossia, convincere i francesi ad accettare il piano italiano di divorzio da Edison (che ieri ha nominato il nuovo cfo, Massimiliano Masi). Se, come pare ormai probabile, passerà la linea Tabacci, la strada è più spianata perché la bozza di marzo godeva del gradimento di Edf (sul Lodo Zuccoli i francesi non darebbero il loro ok), ma comunque ci sarebbero da contrattare tutta una serie di compensazioni per gli italiani (a partire dal socio Iren che chiede pari diritti). E sarà un passaggio impegnativo.

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