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Copyright Ue, italiani a favore

I consumatori europei, e quelli italiani in particolare, credono che sia giusto prevedere un equo compenso per gli autori di contenuti e artisti in generale nel momento in cui le loro opere vengono distribuite online. Lo pensa l’87% dei cittadini dell’Unione europea, sostenuti da una percentuale ancora più alta di italiani (89%), stando alla ricerca Copyright & US Tech Giants condotta dall’istituto di ricerca Harris Interactive su un campione europeo di 6.600 persone, con più di 18 anni, tra Francia, Germania, Grecia, Italia, Polonia, Repubblica Ceca, Romania e Spagna (il campione italiano è composto da 800 persone). I risultati assumono un particolare significato in attesa, il 12 settembre, della votazione della direttiva europea sul copyright (280/2016) da parte del Parlamento Ue, in particolare dell’articolo 11 che si concentra sull’utilizzo frequente di articoli di giornali o anche delle loro anteprime da parte di piattaforme digitali come Google, YouTube e Facebook. Un tema sul quale sono scesi in campo gli editori e giornalisti italiani ed europei per chiedere maggiori tutele e la giusta remunerazione per lo sfruttamento online dei contenuti oggi scippati dai big della rete (vedere ItaliaOggi del 5 e del 6 settembre). L’indagine è stata commissionata da Europe for Creators, movimento di cittadini, creativi e quasi 250 organizzazioni.Non solo i consumatori italiani (ed europei pure) propendono per un giusto compenso per lo sfruttamento di opere altrui sulle piattaforme digitali, ma soprattutto precisano (86%) che devono essere i giganti della rete a dover pagare se utilizzano testi scritti, fotografie o video che siano.

«Questi risultati sono inequivocabili. Si tratta di un segnale evidente per i deputati europei in vista del voto della direttiva sul copyright della Ue», ha dichiarato Véronique Desbrosses, direttore generale del Gruppo europeo delle società di autori e compositori (Gesac). «L’equilibrio dei poteri deve essere riformato a favore dei creatori di contenuti e dei cittadini. I deputati europei hanno nelle loro mani il futuro dell’Unione europea. I cittadini hanno parlato, ora la parola passa ai politici».

La ricerca esplora anche i timori dei cittadini del Vecchio continente verso i big di internet. Per esempio, 4 italiani su 5 (78%), ancora una volta una percentuale più alta rispetto agli altri paesi comunitari, ritengono che le potenze di internet abbiano un potere maggiore rispetto all’Unione europea. Di conseguenza, il 62% degli italiani, questa volta in linea con la media europea, teme che le multinazionali hi-tech (soprattutto di origine americane) con la propria influenza compromettano il corretto funzionamento della democrazia in Europa. Insomma, oltre al credere necessario un compenso giusto per lo sfruttamento virtuale dei contenuti, il tema sul tavolo si allarga alla «influenza dei giganti del tech globali sul funzionamento della democrazia in Europa. I risultati evidenziano chiaramente che i cittadini si aspettano delle azioni», ha aggiunto Jean-Daniel Lévy, capo dell’Opinion department di Harris Interactive.

Da ultimo, quasi 7 italiani su 10 (66%), in linea con la media europea, giudica che i giganti del web non condividano in modo equo i ricavi generati dalle proprie piattaforme con i creatori di contenuti. Questo dato sottolinea ulteriormente la percezione di ingiustizia subita dagli artisti e dai creativi, che non ottengono una giusta compensazione per i propri prodotti usati dalle grandi compagnie online per produrre profitto.

Giovanni Galli

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