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Copyright rimandato a settembre

Rimandata a settembre: la riforma delle norme sul copyright da parte dell’Unione europea non ha passato il vaglio della sessione plenaria dell’Europarlamento per 318 voti contrari e 278 favorevoli (31 gli astenuti). Così, dopo il via libera che era stato dato il 20 giugno dalla commissione Affari legali, il processo di approvazione si è fermato e si dovrà arrivare a settembre con un compromesso sugli articoli più criticati, l’11 e il 13, il primo riguardante l’introduzione di un diritto connesso al diritto d’autore a favore degli editori anche sugli estratti degli articoli (gli snippet, quelli utilizzati da Google News, per intenderci) in modo da ottenere un equo compenso, il secondo che richiede alle piattaforme in cui gli utenti condividono i contenuti (YouTube ma anche i vari social) l’introduzione di un filtro, che impedisca l’utilizzo di materiale protetto dal diritto d’autore (si veda anche l’articolo a pagina 31).Un compromesso, a questo punto, è necessario, perché anche se vi fosse stato l’ok dell’Europarlamento difficilmente il testo avrebbe superato l’esame successivo, ovvero i negoziati fra Parlamento, Consiglio (gli stati membri) e Commissione Ue. Axel Voss, l’eurodeputato relatore che sta sostenendo i cambiamenti delle norme Ue sul diritto d’autore ormai datate, ha parlato di una «massiccia scala di false argomentazioni» fatta dai lobbisti contro le proposte: «sia che siano state intenzionali o solo a causa della mancanza di informazioni, sono riusciti far passare il messaggio che Internet stesse per crollare», ha detto Voss. «Nessuno nel Parlamento europeo vuole stabilire censure, filtri, una tassa sui link o la restrizione della libertà di espressione. Coloro che argomentano in modo diverso diffondono consapevolmente notizie false e agiscono unicamente nell’interesse delle grandi piattaforme online».

Della necessità di trovare una soluzione ha scritto su Twitter anche Andrus Ansip, vicepresidente della Commissione Ue e responsabile per il Mercato unico digitale: «Farò il massimo per aiutare il Parlamento europeo a trovare un compromesso lungo gli obiettivi della riforma iniziale: 1) equa remunerazione degli artisti e sostegno al settore culturale, 2) salvaguardia del dibattito online libero 3) spazio per innovare».

E a farsi sentire ieri (oltre alla soddisfazione di Salvini e Di Maio) sono state soprattutto le associazioni degli autori e degli editori, che puntano anche loro il dito sul lavoro delle lobby anti-copyright e delle piattaforme online. «Il copyright deve essere tutelato in tutto l’ambiente digitale», ha detto il presidente della Fieg, Andrea Riffeser Monti, «individuando soluzioni concrete e ragionevoli, ma senza mai rinunciare all’affermazione del principio di una equa remunerazione per i contenuti di qualità».

Dal canto suo Carlo Perrone, che è presidente dell’associazione degli editori europei (Enpa), ha sottolineato come gli sforzi fatti finora «per creare un ambiente digitale più equo e sostenibile a beneficio di produttori, distributori e consumatori sono stati messi a repentaglio». L’obiettivo, secondo Perrone è la cancellazione totale dell’articolo 11 che prevede per gli editori la possibilità di stringere accordi commerciali con le piattaforme come Facebook o Google per la diffusione e la remunerazione dei contenuti.

Per il presidente dell’Associazione italiana editori (Aie, libri) Ricardo Franco Levi, «le multinazionali del web, che non vogliono assumere alcuna responsabilità, né sociale, né in difesa della libertà di espressione, né legale per le violazioni dei diritti degli autori europei, hanno voluto frenare un miglioramento che avrebbe aiutato tutta l’industria culturale».

Confindustria Radio Televisioni, in una nota, ha fatto sapere che ritiene che «libertà del web non debba significare saccheggio del lavoro altrui ed ingiusto profitto dei colossi della rete. I diritti della produzione intellettuale sono veri diritti di libertà e di democrazia». E così via con gli interventi di Confindustria cultura Italia («quattro anni di lavoro persi e un mercato unico digitale sempre più lontano», ha detto il presidente Marco Polillo) e della Siae.

Andrea Secchi

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