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Copyright, passa la direttiva Ue Il governo italiano vota contro

I governi dell’Ue, tramite il Consiglio dei ministri dell’Agricoltura, hanno approvato definitivamente a maggioranza la nuova direttiva sul diritto d’autore per la rete informatica, che dovrà ora essere introdotta nelle legislazioni nazionali entro due anni dall’imminente pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale europea. Francia, Germania e Spagna hanno guidato i 19 Paesi favorevoli al via libera a questa regolamentazione della parte digitale del mercato dell’industria artistico/culturale/mediatica, stimato in Europa un fatturato complessivo di circa mille miliardi di euro l’anno prodotto da 11,6 milioni di addetti.

Il governo italiano ha votato contro perché ritiene che alcune ambiguità del testo possano provocare un forte ridimensionamento della libertà del web e vere e proprie censure. Ma non è riuscito a costituire una minoranza di blocco, insieme agli altri oppositori (Finlandia, Svezia, Olanda, Polonia e Lussemburgo) e agli astenuti (Belgio, Slovenia ed Estonia). L’esecutivo M5S-Lega e il Parlamento italiano potranno comunque interpretare e tradurre in modo più chiaro i due articoli della direttiva più contestati, in modo da rassicurare il «popolo del web libero» sull’assenza di rischi.

La svolta politica si era verificata il mese scorso a Strasburgo, quando l’Europarlamento aveva approvato a maggioranza un contrastato testo di compromesso proposto in extremis dai governi di Francia e Germania per arrivare all’approvazione prima della scadenza della attuale legislatura (prevista questa settimana). L’alternativa sarebbe stata il rischio di dover ripartire da zero con la prossima Camera Ue uscita dalle elezioni europee del 23-26 maggio prossimi. Il «no» a Strasburgo degli eurodeputati tedeschi socialdemocratici aveva fatto temere una ultima opposizione di questa componente nel governo di Berlino, poi rientrata.

L’elemento fondamentale della direttiva è che i giganti Usa del web, come Google e Facebook, non potranno più utilizzare quanto è coperto da copyright pagando poco o nulla a editori, industrie cinematografiche e musicali, artisti, scrittori, giornalisti.

Sarà necessario concludere accordi in modo da garantire una più adeguata remunerazione a chi è impegnato nell’industria creativa e mediatica. La piattaforma di video Youtube (del gruppo Google) o quella di fotografie Instagram (di Facebook) dovranno anche farsi carico di filtrare e bloccare la diffusione di materiale privo della liberatoria dei possessori del diritto d’autore. Regole ridotte e semplificate sono riservate alle piccole imprese e alle startup. Completamente esclusi dovrebbero essere i comuni cittadini e chi opera senza fini di lucro. Potranno essere condivisi, per esempio, i cosiddetti «meme» con parodie ironiche di video musicali.

Google ha sostenuto che la nuova direttiva Ue sul copyright può danneggiare l’industria della creatività in Europa. Sulla stessa linea si sono posizionate a Bruxelles le lobby dei giganti Usa del digitale. Molto soddisfatte si sono dichiarate le associazioni di editori, industria video e musicale, creativi, musicisti, giornalisti. Nell’Europarlamento i deputati schieratisi con il popolo del web libero hanno fatto sapere che non intenderebbero contestare la direttiva presso la Corte di giustizia Ue con un procedimento destinato a durare anni e che preferiscono concentrarsi a monitorare l’applicazione concreta a livello nazionale, soprattutto nei Paesi come l’Italia, dove il governo appare disponibile ad accogliere le loro richieste.

Ivo Caizzi

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