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Copyright, ok dal Parlamento Ue

«Abbiamo trovato una strada che consenta agli editori di guardare direttamente in faccia le grandi piattaforme online». Così Axel Voss, l’eurodeputato relatore del progetto di riforma del diritto d’autore online ha commentato l’approvazione da parte del parlamento Ue della proposta di direttiva. Nel testo si prevede che i giganti del web dovranno remunerare i contenuti prodotti da artisti e giornalisti, mentre rimarranno escluse da quest’obbligo le start-up e le piccole piattaforme, così come non ci sarà alcuna tassa sui link accompagnati da singole parole (anziché da estratti del testo) che si potranno condividere liberamente.Un passo importante quello di ieri, anche se non definitivo. Il Parlamento, con una maggioranza netta che in molti non si aspettavano (438 voti a favore, 226 contrari e 39 astensioni), ha infatti adottato la propria proposta che dovrà negoziare ora con il Consiglio, ovvero i ministri dei paesi membri. A luglio, dopo il via libera della Commissione giuridica del Parlamento, la plenaria si era spaccata su due articoli e per questo il testo era stato rimandato a settembre. I due articoli, l’11 e il 13, riguardavano il primo l’introduzione di un’equa remunerazione per lo sfruttamento dei contenuti online (o delle loro anteprime) da parte delle piattaforme digitali, il secondo l’obbligo per le piattaforme di condivisione dell’introduzione di una funzione di controllo sui contenuti (in particolare video) per evitare la pubblicazione di materiale protetto dal diritto d’autore.

Ebbene il Parlamento ha mantenuto queste norme apportando alcune modifiche. Intanto si conferma la responsabilità delle piattaforme e degli aggregatori riguardo alle violazioni del diritto d’autore e si ribadisce la necessità di un pagamento ai titolari dei diritti anche per gli estratti degli articoli, i cosiddetti snippet che per esempio utilizza Google News. Il testo prevede che i giornalisti stessi, e non solo gli editori, beneficino di questa remunerazione.

Per incoraggiare l’innovazione e garantire la libertà di espressione, però, nel testo si specifica che le piccole e micro imprese sono esonerate da questi pagamenti (pur dovendo rispettare il diritto d’autore) e la semplice condivisione di link agli articoli insieme a «parole individuali» sarà libera. Una cosa è insomma pubblicare un riassunto anche in poche righe degli articoli, altro un semplice link. Inoltre, le piattaforme dovranno istituire meccanismi di reclamo rapidi gestiti da personale in carne ed ossa a cui si possa fare ricorso contro l’eliminazione di un contenuto. Da queste norme sono inoltre escluse enciclopedie online come Wikipedia e siti di software open source. Infine sono stati rafforzati i diritti di negoziazione di autori e artisti (remunerazione supplementare da chi sfrutta le loro opere ecc.).

Durante la conferenza stampa Voss ha ricordato le pressioni arrivate nei mesi precedenti dalla lobby online, «ma questa riforma», ha detto, «non deve essere vista come un contrasto fra piattaforme e titolari del diritto d’autore. Abbiamo fatto in modo che si possa riscuotere ciò che semplicemente è già sancito dalle normative in vigore», rivolgendo poi un «invito alle piattaforme a partecipare alla discussione. Finora hanno fatto molto poco. Si sono date a una campagna che constava anche di affermazioni false. Noi non vogliamo una battaglia, mettere i bastoni fra le ruote a nessuno, abbiamo semplicemente voluto dare ai titolari la possibilità di far valere i propri diritti su internet».

Il relatore ha inoltre spiegato che la direttiva potrà essere applicata in maniera differente fra i paesi ma che nella sostanza si tratterà di trovare modalità di negoziazione fra editori-proprietari di contenuti e grandi player online.

Il presidente della Fieg, la Federazione italiana degli editori, Andrea Riffeser Monti, ha parlato di «un passaggio importante, che consente a questa legge di proseguire il suo iter di approvazione verso una più efficace difesa del diritto d’autore nello spazio digitale contemporaneo» sollecitando un’approvazione in tempi rapidi, mentre da Strasburgo, il presidente dell’Enpa (European newspaper publishers’ association), Carlo Perrone, ha evidenziato come la riforma «preserverà l’indipendenza dei giornali per le generazioni future».

Reazioni positive da tutte le associazioni che raggruppano i creatori di contenuti, dalla Fimi all’Aie a Univideo e Confindustria Radio Televisioni. Critico il vice premier Luigi Di Maio che parla di «una vergogna tutta europea: il Parlamento europeo ha introdotto la censura dei contenuti degli utenti su internet». Dichiarazioni, queste, che il presidente del Parlamento Ue, Antonio Tajani, ha definito «infamanti».

Andrea Secchi

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