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Copyright, ok dal Parlamento Ue

Il Parlamento europeo ha approvato ieri le nuove regole sul diritto d’autore online, norme che da una parte danno la possibilità agli editori di ottenere una remunerazione per gli articoli dei loro giornali pubblicati su Internet dai big del web, dall’altra rendono le piattaforme online responsabili dei contenuti che ospitano, compresi quelli caricati dagli utenti. I voti favorevoli sono stati 348, quelli contrari 274 (compresi M5S e Lega) e 36 le astensioni. L’obiettivo della direttiva è spingere le società internet a negoziare con i detentori dei diritti per stabilire un equo compenso per le loro opere. Non prevede però una responsabilità degli utenti e fa in ogni caso salvo l’utilizzo dei contenuti per caricature e parodie (spesso come meme e gif). Allo stesso modo prevede che gli operatori più piccoli e le start up abbiano meno obblighi rispetto ai giganti del web.Il passo successivo è ora l’approvazione della direttiva da parte del Consiglio dei ministri Ue (un passaggio ormai formale) e successivamente, dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, l’adozione da parte i singoli paesi che avranno due anni di tempo.

Nel testo due articoli chiave di cui si è molto discusso dal 2016 in poi, anno in cui la Commissione ha presentato la sua proposta. Il primo (fin qui l’articolo 11, ma nel testo definitivo è il 15), riguarda la stampa, ovvero la «protezione delle pubblicazioni di carattere giornalistico in caso di utilizzo online». Prevede che gli stati membri riconoscano agli editori di giornali diritti connessi al diritto d’autore per l’utilizzo delle loro pubblicazioni da parte delle piattaforme online. Gli editori sono già tutelati nel mondo fisico con i loro giornali in quanto opere collettive, ma online, dove l’unità del giornale spesso non esiste perché circolano i singoli articoli, sarebbe stato necessario di volta in volta dimostrare che l’editore ha il diritto sul singolo pezzo, per questo era necessario attribuire loro un diritto ad hoc che durerà due anni (un periodo che si è ristretto nel corso dell’iter) con cui negoziare accordi per conto dei giornalisti. Un diritto all’editore in quanto editore, insomma, mentre sono fatti salvi i diritti dei giornalisti e degli altri autori, tant’è che il testo prevede che ricevano «una quota adeguata dei proventi percepiti dagli editori per l’utilizzo delle loro pubblicazioni di carattere giornalistico da parte dei prestatori di servizi della società dell’informazione».

Non rientrano in questa protezione i collegamenti ipertestuali, per questo proporre semplicemente un link a un articolo del giornale non viola il diritto d’autore (non c’è alcuna link tax), né singole parole o estratti molto brevi dell’articolo. Il principio, infatti, è che mentre uno snippet molto ristretto in un aggregatore di notizie può portare l’utente ad andare sul sito dell’editore, è stato dimostrato che un estratto ampio soddisfa la maggior parte degli utenti che si fermano al riassunto. Il discrimine su quello che succederà con servizi come Google News, per esempio, potrà essere proprio l’applicazione pratica di questa norma.

Il secondo articolo chiave riguarda invece in generale l’uso di contenuti protetti da parte delle piattaforme di condivisione di contenuti online, il cui esempio maggiore è YouTube. Si tratta del vecchio articolo 13, diventato il 17, secondo il quale se i contenuti sono protetti da copyright la piattaforma che li mette a disposizione del pubblico deve ottenere un’autorizzazione dai titolari dei diritti «ad esempio mediante la conclusione di un accordo di licenza».

Senza autorizzazione questi operatori sono responsabili «per atti non autorizzati di comunicazione al pubblico» a meno che dimostrino aver compiuto il massimo sforzo per ottenere un’autorizzazione oppure per assicurarsi che i contenuti protetti non siano accessibili o subito rimossi. La direttiva, insomma, preme perché i big del web si accordino con chi detiene i diritti per ottenerne le licenze, ovviamente a pagamento, e se non ci riescono lascia a loro la scelta della modalità con cui impedire che quei contenuti siano presenti nella propria piattaforma, purché agiscano «secondo elevati standard di diligenza professionale del settore» dopo aver ricevuto le informazioni dai titolari dei diritti.

Le eccezioni riguardano contenuti generati dagli utenti di citazione, critica, rassegna o utilizzi a scopo di «caricatura, parodia o pastiche».

Nella direttiva c’è la spinta a una collaborazione fra i big del web e chi detiene i diritti e per questo sarà la stessa commissione a organizzare «dialoghi fra le parti» in collaborazione con gli stati membri per discutere «le migliori prassi» in tal senso.

Andrea Secchi

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