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Copyright, l’Ue resterà attiva

«Non possiamo entrare nelle edicole e prendere tutti i giornali senza pagare in nome della libertà di espressione. La nuova direttiva sancisce un principio fondamentale: che chi utilizza un giornale o un magazine online deve pagare». Roberto Viola, d.g. della direzione generale delle Reti di comunicazione, dei contenuti e delle tecnologie della Commissione Europea (Connect), sintetizza così il senso delle norme sul copyright appena approvate dall’Unione Europea. Viola, ieri a un incontro all’Università Bocconi di Milano per il master in Law of Internet Technology insieme fra gli altri con il presidente dell’Agcom, Angelo Marcello Cardani, ha ripercorso il lungo periodo di gestazione della nuova direttiva, 5 anni, che però ha portato «a una novità mondiale che altri paesi prenderanno a esempio come accaduto per le precedenti norme sull’audiovisivo». Per quanto riguarda il nuovo diritto connesso garantito agli editori, il d.g. ha spiegato che uno simile esisteva già per la musica, ma non per la carta stampata: ora gli editori possono rappresentare anche online i giornalisti e proteggere tutti i contenuti. Contemporaneamente, però, sono garantiti gli utilizzi personali, per la ricerca e l’utilizzo di brevi estratti. «C’è stata una campagna che parlava dell’introduzione di una link tax, di norme contro la libertà di parola. Francamente credo che sia stata solo una questione di soldi. La libertà di parola è un principio fondamentale, ma non significa avere tutto gratis».

Il punto, ha sottolineato Viola, è il value gap: «Le piattaforme ottengono il 96%, anche il 99% dei ricavi diffondendo contenuti creati da altri. Una società come la nostra non può tollerarlo: se usi i contenuti dei giornali e fai molti soldi devi pagare».

La seconda norma chiave della direttiva riguarda invece le piattaforme di condivisione dei contenuti online come YouTube. «Le piattaforme», ha spiegato Viola, «sono ora obbligate a cercare di ottenere licenze per quello che pubblicano, coprendo tutti gli utenti, anche quelli che, come i blogger, ricevono un minimo di ricavo. Se questo succederà saremo tutti contenti, fine della storia. Se non succederà la piattaforma dovrà dimostrare di avere agito in buona fede e adoperarsi per eliminare i contenuti». Anche in questo caso, comunque, ci sono le opportune limitazioni della responsabilità e le eccezioni, con un «bilanciamento di tutti gli interessi».

Gli stati membri ora hanno due anni di tempo per accogliere queste norme nei loro ordinamenti, compresi quelli che, come l’Italia (M5S e Lega erano contrari ad alcuni aspetti della direttiva), hanno votato contro. Cosa accadrà quindi? «Essendo il guardiano del trattato la Commissione deve controllare che gli stati membri facciano una trasposizione che sia in linea con la direttiva», ha risposto Viola. «Gli incontri fra detentori di diritti e piattaforme, inoltre, devono ormai avvenire per legge: il primo obbligo per le piattaforme sarà quello di cercare di ottenere i diritti. Monitoreremo e faciliteremo tutto questo».

Andrea Secchi

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