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Copyright, l’Europarlamento non trova l’accordo: resta la giungla social

Per il momento il web resta la giungla e non si pongono limiti alla veicolazione di contenuti e opere creative altrui. Specie tramite i social network. Ieri l’Europarlamento ha respinto la proposta di direttiva europea sul copyright (2016/0280), cioè per l’aggiornamento delle leggi nazionali sul diritto d’autore nell’era digitale. Il mandato negoziale proposto dalla commissione giuridica parlamentare, il 20 giugno scorso, è stato bocciato direttamente dall’assemblea, riunita in sessione plenaria a Strasburgo, con 278 voti a favore del mandato, 318 voti contrari e 31 astensioni. Il regolamento del Parlamento europeo prevede, infatti, che se almeno il 10% dei deputati si oppone all’avvio di negoziati con il Consiglio Ue, sulla base del testo votato in commissione, si deve procedere a una votazione in seduta plenaria. Martedì scorso, entro mezzanotte, il numero di deputati necessario aveva presentato le proprie obiezioni. Di conseguenza, il testo licenziato dalla commissione giuridica è approdato in aula ed è stato bocciato. A questo punto, la proposta di riforma tornerà in gioco a settembre, sempre in Europarlamento. Dove potrà essere emendata. Poi, il nuovo testo, corredato di mandato negoziale col Consiglio Ue, sarà votato nuovamente, sempre in plenaria e sempre a Strasburgo, nei giorni compresi tra il 10 e il 14 settembre. Se il testo emendato di riforma dovesse ottenere il via libera degli eurodeputati, a quel punto la proposta di direttiva tornerebbe al vaglio del Consiglio Ue. Ora, stante le posizioni maturate fino ad oggi sul testo, qualora le modifiche apportate in Europarlamento dovessero essere minime o marginali, è molto probabile che il Consiglio europeo darà luce verde. Se, invece, la riforma dovesse risultare stravolta, la strada si farà più complicata, perché risulterebbe indigesta al Consiglio. A quel punto, sarà piuttosto difficile arrivare ad un compromesso, in quanto saremmo a ridosso delle elezioni europee, in calendario dal 23 al 26 maggio del 2019.

I nodi mai sciolti. A generare le maggior tensioni sono stati due articoli, nel dispositivo, l’11 e il 13. Andiamo con ordine, partendo dal secondo.

La rete «neutrale» o lo scudo diffuso al copyright? Il nodo sono le sempre più frequenti violazioni del diritto d’autore su internet. La nuova proposta di direttiva sul copyright nel mercato digitale prevede un maggior filtro dei colossi del web. Google e Facebook su tutti In sostanza, questi sarebbero chiamati ad assumersi più responsabilità sui controlli e a essere più incisivi nel limitare contenuti diffusi in rete dagli utenti. In base a nuovi obblighi a cui dovrebbero soggiacere. E con il rischio che i gestori di social network si trasformino, a loro volta, in censori, decidendo arbitrariamente quali informazioni possano circolare e quali no.

Ma torniamo al mero articolato. In particolare, con l’articolo 13, si punta a far ricadere i contenuti liberamente postati dai cittadini nel recinto oggi delimitato dai contratti sui diritti d’autore siglati tra titolari del copyright e colossi che forniscono servizi sul web. Di conseguenza, per gli utenti della rete sarebbe la fine della cosiddetta neutralità. Di contro, gestori di servizi online come YouTube non potrebbero più sorvolare sulle reiterate violazioni al copyright. Non solo. La direttiva mira anche a tutelare il «diritto degli autori di contenuti audiovisivi a una giusta remunerazione»; attraverso l’affermazione di questo principio nella normativa Ue, l’articolato punta a sostenere i reclami degli autori quando il ricavo derivante dalla diffusione delle loro opere sul web non sia reputato adeguato.

Stop alle condivisioni selvagge o libera circolazione delle idee? L’articolo 11 della proposta di direttiva, invece, ha finito col mettere l’un contro l’altro due schieramenti opposti. Da una parte gli editori e i produttori di contenuti, che non accettano più la cannibalizzazione del valore prodotto dal lavoro delle loro redazioni e la riduzione della notizia a mera commodity di scarso valore, per via della libera condivisione e veicolazione di articoli e contenuti di tipo giornalistico sui social network. Dall’altra, i teorici della libera circolazione delle news senza se e senza ma, che ritengono gli interessi delle imprese editoriali cedevoli rispetto alla circolazione dei contenuti. Il dispositivo presente nella proposta di direttiva introduce, infatti, il diritto degli editori a esigere una remunerazione dai colossi del web, per ogni articolo fagocitato e diffuso in rete. O, in alternativa, il rilascio di licenze d’utilizzo agli stessi big della rete, dietro pagamento di un canone concordato, a seguito di una negoziazione tra le parti. E, in caso di violazione degli accordi, la proposta di direttiva prevede anche meccanismi di reclamo e di risoluzione delle controversie

Luigi Chiarello

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