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Copyright, esercenti salvi

Le autorità nazionali possono imporre di proteggere la rete con password
Un commerciante che mette a disposizione dei propri clienti una rete wireless non è responsabile delle violazioni del diritto d’autore commesse dagli utenti. Detto questo, le autorità nazionali possono imporgli, in linea con il diritto Ue, di proteggere la rete tramite password per impedire violazioni. Lo ha precisato la Corte di giustizia dell’Unione europea che, con la sentenza depositata ieri (C-484/14), ha tracciato i confini tra tutela del diritto d’autore e accesso alle reti wireless. Per la Corte, infatti,un commerciante che permette l’accesso al wifi non può essere ritenuto responsabile di violazioni commesse da clienti che scaricano illegalmente brani musicali, anche se può essere giustificato chiedere al gestore del negozio di proteggere la connessione internet con una password. In questo modo, infatti, si raggiunge un punto di equilibrio tra i diritti fondamentali in gioco: libertà di impresa, diritto alla libertà di informazione dei beneficiari dell’accesso gratuito al wifi e tutela della proprietà intellettuale.
A rivolgersi alla Corte Ue è stato il tribunale regionale di Monaco di Baviera (Germania) chiamato a risolvere una controversia tra il colosso Sony Music e il gestore di un negozio. Quest’ultimo, anche come strategia di marketing, aveva messo a disposizione dei clienti l’accesso gratuito a internet, utilizzando i servizi di un’impresa di telecomunicazioni. Dalla rete locale del gestore, però, era stata scaricata e messa a disposizione sul web una traccia musicale senza il consenso dei titolari del diritto d’autore. La Sony aveva chiesto al gestore di rispettare i diritti sul fonogramma e anche il risarcimento danni. La Sony aveva avuto ragione e prima di decidere sull’impugnazione del gestore, il tribunale tedesco si è rivolto a Lussemburgo.
Nell’interpretare la direttiva 2000/31 su taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell’informazione, in particolare il commercio elettronico, nel mercato interno, recepita in Italia con Dlgs n. 70/2003, la Corte ha prima di tutto precisato che una prestazione di natura economica, seppure effettuata a titolo gratuito, può essere qualificata come «un servizio della società dell’informazione» e condurre all’applicazione della direttiva. È vero che, in via generale, vi rientrano i servizi forniti dietro retribuzione, ma anche una prestazione a titolo gratuito come quella del gestore che permette l’accesso al wifi, utilizzato a fini pubblicitari, ha un costo che è poi integrato nel prezzo di vendita di beni e servizi.
L’applicazione della direttiva comporta che il regime di responsabilità per stabilire un eventuale risarcimento del danno al titolare del diritto d’autore è quello fissato dall’articolo 12. Di conseguenza – osservano gli eurogiudici – la responsabilità di un prestatore di servizi che fornisce l’accesso a una rete di comunicazione non scatta se chi permette l’accesso non dà origine alla trasmissione, non seleziona il destinatario della trasmissione e non seleziona né modifica le informazioni trasmesse. In assenza di queste condizioni, non si può chiedere al gestore, che permette l’accesso wifi, un risarcimento del danno se la rete è utilizzata da terzi per violare il diritto d’autore di altri soggetti. Detto questo, però, il giudice o l’amministrazione nazionale possono imporre al gestore, che dà il via libera gratuitamente alla rete wifi, di porre fine o prevenire la violazione del diritto d’autore, con misure che raggiungano un giusto equilibrio tra la tutela del diritto d’autore, la libertà di impresa del gestore che permette l’accesso alla rete wifi e l’accesso alle informazioni del pubblico. Tra queste misure, la Corte sdogana l’obbligo di password, che non lede il diritto alla libertà d’informazione, mentre boccia quelle che impongono obblighi di sorveglianza su tutte le informazioni o la chiusura di ogni connessione.

Marina Castellaneta

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