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Copie fedeli hanno valore

Le copie fedeli dei documenti depositati hanno sempre valore anche se gli originali sono andati perduti. Lo conferma a chiare lettere la seconda sezione della Corte di cassazione, nella sentenza 18229 del 21 marzo 2018, che ha deliberato in merito a un «incartamento» tra documenti autentici e fotocopiati. Nel 2017 la Corte d’appello di Bologna, riformando in misura parziale la sentenza emessa dal tribunale locale nel 2016, annullò la sentenza emessa nei confronti di un uomo accusato di appropriazione indebita da un altro cittadino. Ma il legale della controparte impugnò la sentenza assolutoria salendo i gradoni del Palazzaccio, lamentando delle violazioni procedurali sui documenti. In particolare l’avvocato contestò il mancato commento dei giudici territoriali per l’utilizzo di copie fotostatiche dei documenti originali che, secondo il professionista, violavano gli articoli 234 (Prova documentale) e 189 (Prove non disciplinate dalla legge) del codice di procedura penale. Ma i porporati di piazza Cavour hanno rigettato il ricorso considerato inammissibile e infondato. Sull’argomento gli ermellini hanno deliberato che «nessuna norma processuale richiede la certificazione ufficiale di conformità per l’efficacia probatoria delle copie fotostatiche perché vige nel nostro sistema processuale il principio di libertà della prova sia per i fatti-reato sia per gli atti del processo – continuano i giudici Supremi – come può evincersi dall’art. 234 c.p.p. e dalla stessa direttiva n. 1 della legge delega per il nuovo codice di rito che stabilisce la massima semplificazione processuale, con eliminazione di ogni atto non essenziale». Quindi i relatori hanno estrapolato il principio di diritto secondo cui «la copia di un documento quando è idonea ad assicurare l’accertamento dei fatti, ha valore probatorio anche al di fuori del caso di impossibilità di recupero dell’originale». Anche perché, concludono, i giudici di merito non avevano motivo di dover commentare l’acquisizione delle copie, soprattutto perché l’avvocato «non aveva eccepito alcunché in ordine alla discrepanza del contenuto delle copie rispetto agli originali». Quindi quando copia vera, documento sempre valido.

Francesco Barresi

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