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«Coordinamento e compliance anche nelle strutture periferiche»

«Nel contrasto all’evasione occorrono azioni condivise e complementari tra tutti gli organi impegnati». Non solo. «La spinta alla compliance e all’adempimento spontaneo dei contribuenti non si deve limitare alle norme e agli annunci, ma deve trasformarsi in atti concreti a tutti livelli, sia nelle sedi centrali dell’amministrazione finanziaria sia e soprattutto negli uffici periferici». Così il viceministro dell’Economia con delega alle politiche fiscali, Luigi Casero, sintetizza le indicazioni della prima riunione della commissione voluta dal ministro Pier Carlo Padoan sulla lotta all’evasione svoltasi ieri a Roma.

Ma è davvero possibile la lotta all’evasione inviando “letterine” di compliance?
Le lettere inviate dalle Entrate sono degli alert con cui i contribuenti vengono invitati a rivedere la loro posizione in relazione a un adempimento come può essere la dichiarazione dei redditi o quella Iva. Negli anni della crisi non si è fatto altro che parlare di evasione di necessità e di un Fisco dal volto troppo duro. Con le lettere vogliamo prima chiedere chiarimenti ai contribuenti sui loro comportamenti. Non è normale dichiarare l’Iva e non versarla. Le lettere servono a spingere all’adempimento prima di attivare l’accertamento.

E funziona?
I numeri ci danno ragione. Al loro debutto gli alert inviati soprattutto ai contribuenti Iva hanno portato 250 milioni in più nel bilancio 2015 della lotta all’evasione. Lo scorso anno siamo arrivati a circa 600 milioni in più e nei primi due mesi dell’anno sono in crescita sia la riscossione spontanea sia il recupero di gettito.

Spesso però il dialogo con i contribuenti resta fuori dagli uffici periferici.
La spinta alla compliance e la necessità di rimettere al centro imprese e contribuenti è stato il primo punto all’ordine del giorno dei lavori del tavolo tecnico di oggi. E su un punto tutti i presenti sono stati d’accordo: la spinta alla compliance e un dialogo diretto con i cittadini vanno implementati a tutti i livelli.

Con quali strumenti?
Negli ultimi due anni abbiamo arricchito il nostro “portafoglio” e in alcuni casi facciamo da apripista in Europa. Per le grandi imprese abbiamo già chiuso i primi accordi di cooperative compliance e c’è poi il tutoraggio. Ma ci sono anche i ruling per nuovi investimenti e i nuovi indicatori di fedeltà della situazione economica destinati già a debuttare dal 1° gennaio del prossimo anno sostituendo gli studi di settore per 1,4 milioni di contribuenti. Per queste imprese e professionisti arriverà uno strumento in più per la compliance e uno in meno per l’accertamento.

E sul fatto che siete in troppi a fare la lotta all’evasione cosa risponde a Ocse e Fmi?
In audizione più volte ho ribadito che avere più organi dedicati al contrasto e all’elusione fiscale è un valore aggiunto e non una penalizzazione. Ma questo non prescinde dalla necessità di un’azione di contrasto condivisa e complementare. In sostanza davanti a cittadini e imprese dobbiamo apparire come un solo ente dedicato al contrasto al “nero” e alle frodi Iva.

Aspetti su cui punterete molto?
L’evasione Iva e le frodi, in tutte le sue forme da quelle piccole a quelle di più rilevanti dimensioni, saranno al centro della nostra azione di contrasto. Azione che passerà anche attraverso un maggiore ricorso alla fatturazione elettronica e a una sua semplificazione per renderla più accessibile e conveniente per imprese e autonomi. Attenzione particolare anche alle frodi intracomunitarie con un faro puntato sulle dogane e in particolare sulle lettere di intenti. Non va dimenticata poi la lotteria degli scontrini che in realtà introduce quel “conflitto di interessi” tra esercenti e acquirenti che in altri Paesi ha dato risultati significativi contro l’evasione.

Sul fronte internazionale la voluntary-bis è davvero l’ultima chiamata?
Altro non potrebbe essere. Abbiamo appena chiuso con la Svizzera l’accordo per la richiesta di dati collettivi da cui potranno emergere quei contribuenti che non hanno aderito al rientro dei capitali pur avendo violato gli obblighi di monitoraggio del quadro RW della dichiarazione dei redditi. Dal 2018 scatterà quella che al ministero definiamo “totale trasparenza” con lo scambio di dati tra tutti gli Stati. Qui la rete per gli evasori si stringe.

Dati e ancora dati. Siete davvero in grado di utilizzarli tutti?
È un tema centrale. L’obiettivo è arrivare a banche dati condivise e soprattutto a un utilizzo a due vie delle informazioni raccolte. Stop alle richieste e all’acquisizione di dati già noti all’amministrazione e al contempo informazioni rese disponibili ai contribuenti.

Marco Mobili

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