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Cooperative compliance ampia

Un indice di rischio fiscale anche per contribuenti e professionisti. La Commissione Ue sta ultimando i lavori, che saranno presentati entro fine anno, di un pacchetto di misure di attuazione dell’Action 12 del Beps (linee guida Ocse sul contrasto all’elusione) sull’emersione preventiva degli schemi di pianificazione fiscale aggressiva e disincentivi per i promotori di questi schemi.

Si tratta in particolare di indici di rischio elusione (il nome della direttiva sarà Mdr, Mandatory disclosure rules) che le singole amministrazioni finanziarie, per l’Italia l’Agenzia delle entrate, dovranno predisporre per portare a galla schemi elusivi che i professionisti potranno proporre ai contribuenti o viceversa. Le parti dovranno dunque denunciare il meccanismo elusivo all’Agenzia delle entrate. A ricordare la novità in arrivo da Bruxelles è stato Francesco Bungaro, policy officer della Commissione europea, intervenuto ieri a titolo personale al convegno organizzato a Milano da Bernoni Grant Thornton e Università Cattolica, sulle opportunità e i rischi fiscali per le società multinazionali. Bungaro ha ripercorso tutta l’attività legislativa della Commissione Ue che ha dato forma ai principi dell’Ocse per il contrasto agli schemi elusivi (progetto Beps, Base erosion profit shifting) evidenziando che in merito allo scambio di informazioni fiscali tra stati è in fase di ultimazione la banca dati in cui queste informazioni risiederanno. Intanto proseguono anche il lavori sull’implementazione della lista dei paesi non cooperativi con la fiscalità Ue. L’ultimazione è prevista per fine 2017 e si troverà a coesistere con una nuova lista di paesi non fiscalmente allineati della stessa Ocse. Le due liste, però, non andranno a sovrapporsi in quanto quella Ue prende in esame criteri diversi rispetto a quelli utilizzati dall’Ocse.

Sul progetto a livello globale dell’Ocse, che ha cambiato l’approccio al contrasto all’evasione (che non è chiamata né evasione né elusione ma disallineamento) è intervenuto Valerio Barbantini, coordinatore Beps e paesi in via di sviluppo, che ha evidenziato come al termine del lungo percorso di attuazione degli standard minimi dei diversi paesi ci sarà una fase di monitoraggio e esame utile anche per le imprese sullo stato di attuazione. E secondo Alessandro Dragonetti, managing partner e head of tax di Bernoni Grant Thornton, «l’Italia per una volta non è fanalino di coda sull’attuazione delle misure dell’Ocse ma è ben posizionata, anche se il lavoro per tutti è appena iniziato». Il flusso di norme internazionali da recepire si traduce forse in oneri maggiori per le imprese. Per Dragonetti è «un bene per il sistema e per le imprese anche se tutte queste novità messe assieme ne complicano un po’ il quadro richiedendo però dei professionisti che le affianchino sempre più specializzati». Una sfida che per Giuseppe Abatista, group tax manager di Salvatore Ferragamo si giocherà tutta sugli accordi preventivi e i tempi di chiusura delle procedure: «Il futuro per i grandi gruppi multinazionali è negli accordi preventivi», osserva Abatista. «L’Agenzia si sta muovendo bene su questa direttiva ed anzi l’ufficio accordi preventivi e controversie internazionali è una eccellenza riconosciuta anche a livello internazionale. Certo, servirebbero più risorse dedicate per permettere all’Ufficio di accelerare i tempi di chiusura delle procedure».

Cristina Bartelli

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