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Coop al valzer dei beni di comodo

Dalla disciplina dei «beni di comodo» restano escluse solo le cooperative che concedono gli stessi in godimento ai soci-imprenditori e le cooperative edilizie a proprietà indivisa.

I commi da 36-terdecies a 36-duodevicies, dell’art. 2, del dl 138/2011, convertito con modificazioni dalla legge n. 148/2011 hanno introdotto una disciplina che opera in tre direzioni: l’istituzione di una nuova ipotesi di «reddito diverso», l’indeducibilità dei costi sostenuti per il bene dato in uso e il monitoraggio, destinato a far emergere l’effettivo intestatario del bene.

Si colpisce, essenzialmente, l’intestazione fittizia dei beni utilizzati da soci e familiari dell’imprenditore, in assenza di corrispettivo o in presenza di corrispettivo inadeguato rispetto ai prezzi espressi dal mercato, con l’introduzione di un’attività di monitoraggio che si realizza con l’invio di una comunicazione entro il 31 marzo dell’anno successivo a quello di concessione in godimento del bene.

Per il periodo d’imposta 2012, anno di prima applicazione, la scadenza è stata fissata, dall’ultima proroga, al 31/3/2013 (2/4/2013, per effetto delle festività pasquali).

È bene evidenziare che la stessa Amministrazione finanziaria (Agenzia delle entrate, circ. 24/E/2012) ha escluso dall’applicazione «soggettiva» (§ 1) i soggetti utilizzatori che, per loro natura, non sono titolari di un reddito diverso; ciò perché la nuova fattispecie reddituale è stata inserita nell’articolo 67, dpr n. 917/1986 (nuova lettera h-ter).

Di conseguenza se, per esempio, la cooperativa agricola concede in comodato un fabbricato al produttore agricolo, la disciplina non si rende applicabile, anche nel caso in cui la stessa cooperativa non abbia optato per il regime fondiario di tassazione, se il socio utilizza il bene nell’ambito dell’attività agricola.

Le cooperative, infatti, non sono escluse «soggettivamente» dalla disciplina in commento ma l’esclusione, anche dalla comunicazione (monitoraggio), deriva dal fatto che la costruzione viene concessa in uso a un socio-imprenditore che la utilizza nell’ambito della propria impresa agricola e non nell’ambito privato (uso personale).

Questa concessione resta esente a prescindere dalla natura della costruzione (abitativa o strumentale), sempreché il godimento dell’immobile sia riferibile all’impresa agricola, socia dell’ente mutualistico.

Inoltre, restano escluse le concessioni in godimento degli alloggi costruiti dalle cooperative edilizie di abitazione (§ 2, circolare citata), per il semplice fatto che «lo scopo mutualistico di tali cooperative consiste proprio nell’assegnare in godimento ai soci le abitazioni a condizioni migliori di quelle del libero mercato».

Tenendo conto delle peculiarità delle cooperative (scopo mutualistico) e di quanto appena affermato dalla recente prassi, si dovrebbe escludere l’applicazione dell’intera disciplina a tutti gli enti mutualistici, ma non è così; si pensi alla cooperativa di lavoro che concede in uso un’abitazione o un’autovettura al socio-lavoratore.

In tal caso, configurandosi un soggetto «non imprenditore», la segnalazione si rende necessaria e, se il corrispettivo, eventualmente incassato dal concedente, risulta inferiore a quello di mercato, i costi relativi al bene risultano indeducibili (o permane l’indeducibilità parziale se si tratta di autovetture collocabili all’interno della lettera b, del comma 1, dell’art. 164 del Tuir) in capo alla cooperativa e si forma un reddito «diverso» in capo all’utilizzatore, tenendo conto dell’eventuale applicazione della disciplina sui fringe benefit (artt. 51 e 54 del Tuir).

Sul punto si ricorda, inoltre, che il monitoraggio è escluso in presenza di beni di valore (escluso Iva) inferiore a 3 mila euro, ma solo se inquadrabili nella categoria «altro» del provvedimento direttoriale del 16/11/2011 (§ 1.5).

Infine, emerge la problematica concernente il monitoraggio dei finanziamenti e delle capitalizzazioni delle cooperative; anche in questo caso la dottrina più autorevole ha fin da subito distinto quelli eseguiti nell’ambito della sfera giuridico patrimoniale-imprenditoriale rispetto a quelli eseguiti nell’ambito della sfera giuridico-patrimoniale personale, ritenendo l’obbligo limitato alla prima tipologia, ma evidenziando le numerose difficoltà operative di detta distinzione.

Stante il fatto che l’obiettivo non celato è quello di verificare la copertura reddituale dei versamenti da parte del contribuente, si ritiene che debbano restare assoggettati al monitoraggio tutti i finanziamenti eseguiti (anche in data anteriore al 17/9/2011) nell’ambito personale e non imprenditoriale dei soci, non potendo neppure escludere (paradossalmente, per l’assenza di effettivi versamenti di somme) gli aumenti di capitale eseguiti con rinuncia all’assegnazione dei «ristorni».

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