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Convivenze a norma di privacy

Certificazioni anagrafiche delle convivenze in linea con la privacy. Lo ribadisce il ministero dell’interno (direzione centrale servizi anagrafici) con la circolare n. 7, diramata il 1°giugno 2016, con la quale vengono fornite prime indicazioni operative ai comuni sulla legge Cirinnà (n. 76/2016). Come spiega la nota in commento, gli uffici comunali hanno tre compiti: iscrizione delle convivenze di fatto, registrazione dell’eventuale contratto di convivenza e il rilascio delle relative certificazioni. Partiamo da quest’ultimo punto, sul quale la circolare è laconica e si limita a richiamare il dettato normativo. In particolare si cita il comma 55 della legge 76/2016, nella quale si prescrive che il trattamento di dati personali dovrà essere conforme alla normativa prevista dal codice della privacy (decreto legislativo 196/2003), garantendo, comunque, il rispetto della dignità degli appartenenti al contratto di convivenza.

La circolare si riferisce alle certificazioni anagrafiche, che dovranno contenere i dati contrattuali registrati nelle schede. Il riferimento alla disciplina della privacy ha un duplice significato. Da un lato bisogna rispettare il principio di non eccedenza e di pertinenza: le certificazioni non dovranno riportare dati personali sovrabbondanti. Da un altro lato bisogna verificare i limiti di conoscibilità anche interna dei dati contenuti nelle scritture contrattuali, in modo da evitare una circolazione immotivata di informazioni dettagliate su circostanze oggetto di patti tra conviventi.

Queste attenzioni alla conoscibilità devono essere particolarmente messe in atto se si chiede l’accesso civico, nelle modalità stabilite dal correttivo al decreto legislativo 33/2013: i conviventi assumono la qualifica di controinteressati e devono poter presentare una motivata opposizione.

La circolare si occupa anche di iscrizione delle convivenze di fatto. In realtà il punto è già disciplinato dal regolamento anagrafico (articoli 4 e 13 del decreto del presidente della Repubblica 223/1989) e, quindi, non ci sono prescrizioni particolari. Sono, invece, nuovi gli adempimenti relativi al contratto di convivenza. Il contratto non è obbligatorio, ma se viene stipulato deve rispondere a determinare formalità (atto pubblico o scrittura privata autentica da notaio o da avvocato, che assevera la conformità all’ordine pubblico e a norme imperative). Il professionista ha dieci giorni di tempo per trasmettere copia del contratto al comune. L’ente di residenza deve registrare nella scheda di famiglia dei conviventi e in quella individuale gli estremi del contratto e deve anche conservare copia del contratto.

Deve essere registrata negli stessi termini la risoluzione del contratto.

Per registrare la risoluzione, il comune deve attendere la notifica del professionista che comunica la risoluzione consensuale, il recesso unilaterale, la risoluzione per morte di uno dei conviventi o la comunicazione di ufficio dello stato civile riguardante il matrimonio o l’unione civile sopravvenuta, che interessi tutte e due o uno dei conviventi.

Antonio Ciccia Messina

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