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Convertendo senza limiti

L’esenzione dal limite del capitale di cui al primo comma dell’art. 2412 c.c. vale per ogni strumento finanziario convertibile in azioni. Il Notariato, con lo studio 143/2014, interpreta estensivamente il quinto comma della norma civilistica ricomprendendo, nel suo ambito d’applicazione, non solo le obbligazioni che danno diritto di acquisire o sottoscrivere azioni dell’emittente, bensì pure quelle convertibili in azioni di altra società e, soprattutto, i prestiti convertendo o reverse convertible.

Le società azionarie possono emettere obbligazioni, in linea generale, per un ammontare massimo pari al doppio della somma fra il capitale sociale, la riserva legale e le riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio approvato: un vincolo peraltro anacronistico, come messo in luce dal Notariato, poiché legato a un parametro formale che nulla dice in merito alla concreta capacità di rimborso. Il decreto legge 83/2012, meglio noto come «decreto crescita», ha ampliato le fattispecie esonerate da tale limite con l’obiettivo di favorire l’accesso al credito anche per le Pmi: oltre al caso delle obbligazioni destinate a essere quotate in mercati regolamentati o in sistemi multilaterali di negoziazione, viene disposto l’esonero anche per quelle che danno il diritto di acquisire ovvero di sottoscrivere azioni.

Secondo lo studio dei notai si tratta, in primis, delle seguenti categorie di obbligazioni: quelle che prevedono il diritto di convertire il credito pecuniario in azioni di nuova emissione della stessa emittente, ossia azioni emesse in dipendenza di un aumento a servizio del prestito (conversione diretta con modifica del capitale sociale); quelle che consentono di convertire il credito pecuniario in azioni già emesse e presenti nel portafoglio dell’emittente (conversione diretta senza modifica del capitale sociale); quelle che attribuiscono il diritto di convertire il credito pecuniario in azioni di nuova emissione o già emesse di società diversa dall’emittente ma nella disponibilità del debitore (conversione indiretta con o senza modifica del capitale sociale).

Alle categorie citate si affianca inoltre, grazie a un’interpretazione estensiva che segue la volontà del legislatore di incentivare l’accesso da parte del titolare del capitale di credito a quello di rischio, quella dei prestiti convertendo o reverse convertible: strumenti finanziari, riconducibili nell’alveo delle obbligazioni strutturate, caratterizzate da una conversione in azioni, di norma quotate ed emesse da società terza, per scelta della società emittente (e non, quindi, del portatore) ovvero per effetto del superamento di parametri o indici predeterminati nel regolamento dei titoli.

Il Notariato chiarisce infine come, con riferimento alla deroga pervista per le obbligazioni destinate ad essere quotate, per identificare i «sistemi multilaterali di negoziazione» si debba far riferimento, vista la Direttiva Mifid, all’elenco dei sistemi multilaterali di negoziazione comunitari tenuto dall’Esma.

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