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Controlli più stringenti per il collegio sindacale

Sono sempre più approfonditi i controlli che i sindaci devono effettuare per evitare di essere ritenuti responsabili di violazioni al dovere di vigilanza. È questa la linea che emerge dalle ultime pronunce della Cassazione. In particolare, i giudici hanno evidenziato a più riprese che a configurare la responsabilità dei sindaci sono sufficienti i comportamenti omissivi.
Così, secondo la sentenza 13517 depositata il 13 giugno scorso, è sempre responsabile il sindaco che non segnala all’assemblea o al pubblico ministero i propri dubbi sulla regolarità di operazioni compiute dagli amministratori e che poi portano al fallimento della società. Infatti, i componenti del collegio sindacale se non evidenziano, nel corso del loro mandato, le macroscopiche violazioni o non reagiscono in alcun modo di fronte a operazioni degli amministratori di dubbia legittimità e regolarità, violano il dovere di vigilanza imposto loro per legge. In particolare, secondo la Cassazione, perché si configuri questa violazione non è necessario individuare specifici comportamenti in contrasto al dovere di vigilanza. Sono invece sufficienti omissioni di denunce, che dimostrano che l’organo deputato al controllo e alla vigilanza non ha svolto il proprio compito con diligenza, correttezza e buona fede.
Questa pronuncia della Cassazione non è la sola a spingere i sindaci a prestare molta attenzione nello svolgimento dei propri compiti per evitare di essere considerati responsabili. Anche altre pronunce di legittimità stanno, infatti, tracciando la rotta degli obblighi di vigilanza in capo ai sindaci, pretendendo controlli sempre più accurati.
Con la sentenza 26399 del 18 giugno, la Cassazione ha precisato che, in caso di illecito fallimentare, è configurabile la responsabilità in capo ai sindaci nella forma del concorso omissivo. Infatti, in base all’articolo 40, comma 2, del Codice penale «non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo». In particolare, nell’espletamento dei loro compiti, i sindaci sono investiti di peculiari funzioni di controllo da esercitare secondo la diligenza richiesta. Tuttavia, il loro obbligo non è limitato al mero controllo contabile, ma si deve estendere al contenuto della gestione. Pertanto, pur non investendo direttamente le scelte imprenditoriali, l’obbligo di vigilanza deve riguardare anche il riscontro, seppur minimo, tra la realtà effettiva e la sua rappresentazione contabile.
In ogni caso, perché si configuri la responsabilità penale deve sempre sussistere un rapporto causale tra la commissione dell’illecito degli amministratori e l’omessa vigilanza dei sindaci. In proposito, i giudici della Cassazione, con la sentenza 24362 del 29 ottobre 2013, hanno precisato che, oltre alla verifica della violazione dei doveri di diligenza professionale, la responsabilità del sindaco per omessa vigilanza sull’operato dell’organo amministrativo richiede l’accertamento del nesso causale tra il comportamento omissivo e i danni subiti dalla società. Pertanto, spetta alla società provare che un diverso e più diligente comportamento del collegio sindacale nell’esercizio dei suoi compiti avrebbe evitato le conseguenze degli illeciti compiuti dall’organo amministrativo.
Infine, secondo quanto precisato dalla Cassazione nella sentenza 23223 del 14 ottobre 2013, sono comunque responsabili i sindaci che non formulano rilievi critici su poste di bilancio della società palesemente ingiustificate. Con tale comportamento, infatti, ritardano la dichiarazione di fallimento della società, danneggiando i soci e i terzi creditori.
Infine, occorre ricordare che, secondo quanto precisato dalla Cassazione con la sentenza 13081 del 27 maggio 2013, i controlli richiesti al collegio sindacale sull’operato degli amministratori sono di legittimità sostanziale. Il collegio sindacale è chiamato, infatti, a verificare che le scelte degli amministratori non superino i limiti della buona amministrazione.

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