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Controlli light per il visto di conformità

La scadenza per l’invio di Unico entro fine mese pone agli intermediari abilitati (Caf e professionisti) la questione dei controlli necessari per l’apposizione del visto di conformità sulle dichiarazioni che chiuderanno a credito. Il visto, infatti, è necessario se si vuole utilizzare (o si è già utilizzato) il credito 2013 in compensazione orizzontale per un importo superiore a 15mila euro. L’articolo 1, comma 574 dell’ultima legge di stabilità (147/2013) ha esteso la stretta già sperimentata per l’Iva anche all’utilizzo dei crediti relativi, tra l’altro, a imposte dirette (Irpef, Ires) e Irap. I principali problemi si riscontrano per i contribuenti che esercitano un’attività autonoma, d’impresa o professionale, in quanto si aspettano ancora le precisazioni delle Entrate sui controlli necessari per l’apposizione di un visto «fedele». Anche se nelle ultime settimane vanno segnalate le indicazioni operative di Assirevi (documento di ricerca 182) e del Codis (il coordinamento dei dottori commercialisti ed esperti contabili della Lombardia).
Il contesto e le verifiche
Allo stato attuale, si può comunque provare a ricostruire il quadro alla luce dei precedenti documenti di prassi. Un quadro da cui emerge che il visto di conformità richiede controlli solo di natura formale e non valutazioni di merito (così la circolare 134/E/1999). Inoltre bisogna ricordare che per il visto di conformità relativo ai crediti Iva (in qualche modo “anticipatore” delle disposizioni scattate da quest’anno) l’Agenzia ha individuato (in un’ottica di semplificazione) le verifiche minime con la circolare 57/E/2009, emessa in sede di «prima applicazione» delle disposizioni ma che poi è rimasta l’unica fonte per tracciare la mappa dei controlli essenziali.
Procediamo con ordine. I controlli per il rilascio del visto di conformità sono finalizzati a garantire la correttezza della liquidazione della dichiarazione in relazione a errori materiali e di calcolo.
Il rilascio del visto implica in prima battuta il riscontro dei dati esposti nella dichiarazione con la documentazione relativa agli oneri deducibili e detraibili, le detrazioni e i crediti d’imposta, le ritenute d’acconto e le risultanze delle dichiarazioni precedenti. Se si tratta di un’impresa o di un lavoratore autonomo, occorre anche verificare la regolare tenuta e conservazione delle scritture contabili obbligatorie e alla verifica della corrispondenza dei dati esposti nella dichiarazione alle risultanze delle scritture contabili e di queste ultime alla relativa documentazione. Anche in questo caso si tratta di riscontri di carattere formale anche se garantire la corrispondenza dei dati contabili con la relativa documentazione può comportare un controllo laborioso in presenza di un numero elevato di movimentazioni contabili. Per questo, come già avvenuto per l’Iva, sarebbe auspicabile che le Entrate individuassero il range minimo di controlli. Rientrano tra le scritture contabili obbligatorie anche le distinte inventariali che devono essere conformi alle disposizioni previste dal Dpr 600/1973. Il livello di attenzione deve, comunque, essere massimo anche perché potrebbero verificarsi situazioni in cui l’inventario di fine anno non sia completamente conforme ai dettami di legge.
Il nodo inerenza
Proprio tenendo conto dell’indicazione arrivata a suo tempo con la circolare 134/E/1999, si può provare a risolvere il dubbio se il corretto rilascio del visto presupponga anche la necessità di verificare l’esatta applicazione delle norma tributaria nella determinazione del reddito d’impresa e di lavoro autonomo. In pratica, se è necessario o meno riscontrare anche la correttezza delle riprese in aumento e in diminuzione operate in dichiarazione. Si pensi, per esempio, all’applicazione del principio di inerenza in relazione a determinati costi o ai criteri di valutazione delle rimanenze. Si ritiene che questa analisi esuli dal riscontro meramente formale richiesto dall’articolo 35 del Dlgs 241/1997 per entrare nel merito della rilevanza della componente reddituale.
Ciò è stato implicitamente confermato anche con la circolare 57/E/2009: tra i controlli indicati non è prevista la verifica della corretta applicazione delle disposizioni che regolano la detraibilità dell’Iva in merito a condizioni oggettive e/o soggettive. Quindi questo tipo di controllo è da ritenere estraneo al visto, anche alla luce del fatto che il successivo articolo 36 del Dlgs 241/1997 prevede la necessità, per il rilascio del visto pesante (che ha tutt’altre finalità), di aver accertato l’esatta applicazione delle norme tributarie sostanziali.
Nei controlli del visto di conformità ci potrebbero però comunque essere dei riscontri sulle variazioni in aumento e in diminuzione effettuate. Il riferimento è al riporto delle riprese fiscali temporanee apportate in dichiarazioni precedenti che hanno efficacia nell’anno certificato (come la rateazione di una plusvalenza realizzata in anni precedenti).

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