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Controlli in banca, si allenta la morsa

La Suprema corte allenta la morsa sulla validità dell’accertamento fiscale basato sui movimenti bancari. Infatti, l’annotazione irregolare in contabilità di un prelevamento non può essere qualificata dal fisco come ricavo in nero e non rovescia l’onere della prova sul contribuente circa la reale provenienza del denaro.

È quanto affermato dalla Corte di cassazione che, con l’ordinanza n. 16575 del 2 luglio 2013, ha accolto il primo motivo di ricorso presentato da una società.

La vicenda riguarda una società che aveva ricevuto un atto impositivo per le maggiori imposte basato sulle verifiche fatte sui conti in banca intestati all’azienda e al suo amministratore.

Nel primo caso l’ufficio aveva spiccato l’accertamento sulla sola base del fatto che alcuni prelievi erano stati registrati come prelevamenti di cassa mentre il denaro era servito per pagare i fornitori.

La società aveva impugnato l’atto di fronte alla ctp ma senza successo. Anche in secondo grado la ctr aveva dato ragione al fisco. Ora la Cassazione, accogliendo solo il primo motivo del ricorso del contribuente, ha però ribaltato il verdetto di merito.

Ad avviso del Supremo collegio, dunque, la società ricorrente ha dato conto, in maniera autosufficiente, delle critiche contenute alla sentenza della ctr in relazione al fatto che non è sufficiente l’irregolare registrazione di un prelevamento bancario per invertire l’onere della prova a sfavore del contribuente e considerare il prelievo ricavo in nero. Infatti la Guardia di finanza aveva ritenuto irregolari le relative annotazioni solo perché registrate come prelevamenti di cassa, mentre le somme erano state prelevate per pagare i fornitori.

Nulla da fare, invece, sull’altro motivo del ricorso: i versamento ingiustificati sul conto dell’amministratore possono essere sempre considerati ricavi in nero dell’impresa. E in questo caso grava sul contribuente la prova circa l’esatta provenienza del denaro.

Ora la Ctr dovrà riconsiderare il caso alla luce del motivo accolto e di quello respinto in sede di legittimità. Anche la Procura generale del Palazzaccio ha chiesto in udienza di accogliere il primo motivo del ricorso presentato dalla società contribuente e di respingere il secondo.

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