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Controlli fiscali su redditi 2017 e consulenze per crisi d’impresa

Anomalie nelle dichiarazioni del 2017, ricorso al sovraindebitamento o consulenze sui crediti di imposta. Sarà soprattutto su questi fronti che il Fisco accenderà i riflettori per le verifiche sui professsionisti. A indicarli è la direttiva delle Entrate sull’attività di controllo per l’anno in corso (circolare 4/E) che si occupa dei professionisti sia in veste di semplici contribuenti sia come consulenti per i clienti . Vediamo quindi nel dettaglio a cosa i singoli devono prestare attenzione per l’anno in corso.

Le comunicazioni

Con una graduale distribuzione, nei prossimi mesi verrà ripreso l’invio di comunicazioni di compliance per favorire l’emersione spontanea delle basi imponibili e incentivare il ravvedimento operoso.

Le comunicazioni, inviate via Pec o con posta ordinaria, riguarderanno le persone fisiche, nelle cui dichiarazioni dei redditi del 2017 sono state riscontrate anomalie su una o più categorie reddituali.

Vi saranno poi ulteriori comunicazioni, presumibilmente a gennaio 2022, per ricordare ai contribuenti l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi 2020. Saranno interessati anche i contribuenti che hanno percepito redditi di lavoro autonomo che non risultano aver presentato la dichiarazione.

Saranno così invitati a farlo entro i 90 giorni successivi alla scadenza, usufruendo della riduzione di sanzioni.

Chi non giustifica anomalie o non modifica il comportamento sarà selezionato per un controllo, per consolidare la percezione, da parte dei contribuenti e dei professionisti che li assistono, che la mancata comunicazione all’Agenzia di elementi utili a giustificare l’anomalia o il mancato ravvedimento operoso comportano sempre un elevato rischio di essere sottoposti a controllo.

I crediti di imposta

L’attività di controllo verrà concentrata anche sulla verifica della corretta spettanza di vari crediti di imposta. Per esempio sui crediti d’imposta per ricerca e sviluppo, la circolare evidenzia come, in numerosi casi, sia stato riscontrato che le imprese beneficiarie risultano assistite da consulenti «specializzati nella costruzione di documentazione solo formalmente corretta» al fine di dimostrare la spettanza del credito.

Pur non dando, almeno con la circolare, alcuna direttiva operativa al riguardo, è verosimile che nel corso dei controlli verrà posta particolare attenzione al ruolo di professionisti e consulenti in genere che hanno gestito e seguito le pratiche dei propri clienti per il credito di imposta (si veda anche l’articolo a fianco).

Il ricorso al sovraindebitamento

La crisi economica innescata dalla pandemia sta causando un maggiore ricorso alle procedure di gestione della crisi di impresa e alle procedure di sovraindebitamento.

La direttiva ricorda agli uffici di porre la massima attenzione alle caratteristiche specifiche di ogni fattispecie e alla situazione economico-finanziaria in cui versa l’impresa, valutando il trattamento del credito tributario, nell’ottica di rendere concretamente attuabile il risanamento aziendale.

Anche perché il giudice ha la facoltà di omologare il concordato preventivo e l’ accordo di ristrutturazione dei debiti, anche in mancanza di adesione dell’amministrazione finanziaria, qualora la stessa risulti determinante per le maggioranze necessarie all’omologazione. In questo contesto diventa determinante la relazione del professionista attestatore: il documento potrà consentire al giudice di valutare se la proposta dell’imprenditore sia più conveniente rispetto alla liquidazione.

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