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Controlli fiscali, l’e-fatturazione è spartiacque con la nuova era

Con la e-fattura è iniziata una nuova era dei controlli fiscali. L’Italia, al fine di ottenere l’autorizzazione da parte dell’Unione europea all’introduzione dell’obbligo generalizzato di fatturazione elettronica, ha dichiarato che ciò avrebbe consentito all’Amministrazione finanziaria di acquisire in tempo reale le informazioni contenute nelle fatture emesse e ricevute fra operatori e che, di conseguenza, la stessa avrebbe potuto effettuare controlli tempestivi e automatici della coerenza fra l’Iva dichiarata e quella versata. In tal senso la finalità primaria dell’introduzione della e-fattura è sempre stata quella di svolgere una funzione anti-evasiva e di potenziamento dell’attività accertativa, anche se tale aspetto, in questo primo anno di implementazione, è passato in secondo piano perché tutti gli operatori sono stati occupati a gestire le questioni più operative e di coordinamento normativo.

Con un comunicato periodico, il Mef ha reso noti i dati sui primi mesi di applicazione e, numeri alla mano, sono emerse importanti conferme rispetto alla crescita del gettito Iva sugli scambi interni attribuibile all’introduzione dell’obbligo della fattura elettronica. Prossimamente saranno inviate ulteriori comunicazioni nei confronti di coloro che hanno emesso fatture elettroniche per i primi due trimestri del 2019 e non hanno presentato le relative comunicazioni dei dati delle liquidazioni periodiche Iva.

Ma ovviamente non finisce qui, perché le attività di controllo sui dati delle fatture (e non solo: non dimentichiamo che nel corso del 2019 è iniziato anche l’invio telematico dei corrispettivi per alcune categorie di soggetti) non si limiteranno solo a tali tipi di verifiche, ma assumeranno una connotazione sempre più di tipo sostanziale e valutativo e diventeranno, di giorno in giorno, più sofisticate e ampie. E questo soprattutto grazie alla tecnologia, che oggi mette a disposizione potenti strumenti di machine learning e intelligenza artificiale per la gestione e l’analisi dei cosiddetti Big Data.

Nel decreto direttoriale 89757/2018 del 30/4/2018 l’Agenzia delle entrate aveva già formulato prime ipotesi di utilizzo dei dati contenuti nelle e-fatture e nella recente C.M 19/E/2019 dello scorso 8 agosto ha ulteriormente esplicitato le sue intenzioni all’interno degli indirizzi operativi e delle linee guida a fini accertativi. In tale corposo e importante documento di prassi infatti, è stata data ampia rilevanza alla valorizzazione dei dati contenuti nelle fatture per finalità di analisi del rischio che verranno affiancate da attività preventive di promozione della compliance fiscale per l’assolvimento spontaneo degli obblighi tributari e per l’emersione delle basi imponibili. Ciò che emerge chiaramente dal documento in esame è come l’efficacia dei controlli fiscali, attraverso l’analisi dei data base disponibili, possa esponenzialmente migliorare, anche ai fini della selezione dei contribuenti più a rischio di evasione da sottoporre a verifiche. Si modificano anche le modalità di programmazione ed esecuzione di alcuni controlli, per i quali potranno essere intercettati sin dall’origine potenziali fenomeni di frode, riscontrando immediatamente le anomalie e incrociandole con le informazioni presenti nelle banche dati.

Per converso, sempre durante l’estate, nella Faq 125, l’Agenzia delle entrate ha precisato che i controlli incrociati saranno realizzati anche in caso di eliminazione del file completo della fattura elettronica e che l’adesione al servizio di consultazione rende, agli occhi del Fisco, trasparenti e maggiormente collaborativi i rapporti evitando l’attivazione delle procedure di analisi del rischio, pur tuttavia, la mancata adesione al servizio di «Consultazione» non rappresenti di per sé un elemento di valutazione nell’ambito dell’attività di analisi del rischio condotta dalle Entrate.

Ecco pertanto che i dati, la loro valorizzazione e processabilità nonché la qualità e la tempistica di analisi degli stessi divengono il fulcro dell’attività di controllo perché garantiscono all’Amministrazione finanziaria un monitoraggio ampio e tempestivo dei comportamenti dei contribuenti. A ben vedere l’Amministrazione finanziaria sta trasformando il suo ruolo: da mero ricevitore passivo di dati a centro di analisi continuativa e massiva di dati nonché facilitatore attivo di tax compliance.

E il professionista non potrà esser di meno, evolvendo il suo profilo di consulenza. Se fino a oggi poteva limitarsi al ruolo di chi inviava e poi giustificava e riconciliava i dati all’Agenzia delle entrate in sede di eventuale verifica o controllo ex post, d’ora in poi dovrà focalizzarsi anch’esso sulla valorizzazione dei dati dei clienti, sulla loro analisi preventiva e specializzata e su un monitoraggio e presidio ampio della conformità fiscale dei propri assistiti. Senza tale evoluzione del professionista, il contribuente rischia di trovarsi, nel contesto che si va velocemente a delineare, non dimentichiamo che quando c’è di mezzo la tecnologia i cambiamenti possono rivelarsi repentini, in una posizione di pericoloso squilibrio rispetto all’Amministrazione finanziaria. E, per una volta, potrà vedere nell’evoluzione della propria dotazione tecnologica non un elemento di disturbo ma una valida alleata.

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