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Controlli e rimborsi al ralenti

Il default fiscale non è solo un rischio. I primi dati sul core business delle Entrate confermano che un problema c’è già. In attesa dei numeri ufficiali dell’Agenzia, cominciano a circolare le stime sull’andamento del primo semestre 2015. E non sono positive né per le casse dello Stato né per le imprese. Sul primo fronte, la lotta all’evasione segna un preoccupante rosso. L’obiettivo da raggiungere era, infatti, quello di circa 151mila controlli, ossia il 50% del target annuale, mentre sono stati lavorati solo 69mila accertamenti (il 22,9% rispetto al traguardo finale fissato a 302.827). Questo potrebbe comportare una frenata negli incassi da lotta all’evasione. Se, infatti, la progressione rimanesse quella attuale si rischierebbe un dimezzamento rispetto al risultato comunicato dall’Agenzia sul 2014 ossia 14,2 miliardi. A ulteriore conferma che i conti alla fine potrebbero non tornare è il Ddl di assestamento del bilancio che il Governo ha depositato in Parlamento e che indica un miliardo in meno di nuove entrate. Sono gli effetti dell’impasse creatasi alle Entrate come nelle altre agenzie fiscali a quasi quattro mesi dalla sentenza 37/2015 che ha dichiarato incostituzionali le norme sugli incarichi dirigenziali ai funzionari senza concorso. Un «buco» di circa 1.200 posizioni che sta contribuendo a frenare le attività.
Non va, infatti, meglio alle imprese che, loro malgrado, vedono contrarsi i recuperi dei crediti Iva che a fine giugno hanno subito un rallentamento sugli obiettivi preventivati (il 31% contro il 54% dei 65mila indicati come traguardo 2015).
Problemi anche sul contenzioso. Molti ritardi sono attribuibili alla legittima richiesta di accesso agli atti da parte dei contribuenti per verificare se ci sono le condizioni per chiedere ai giudici tributari la nullità degli atti sottoscritti dagli ex dirigenti delegati. E non va meglio nei rapporti con i contribuenti. Con un quarto dei vertici apicali ancora pienamente operativi, le strutture di propria iniziativa continuano a rispondere agli interpelli per evitare inadempienze. Mentre è ridotta ai minimi termini la consulenza agli uffici territoriali e a professionisti e intermediari.
In molti stanno rimettendo le deleghe anche perché sono obbligati a rientrare alla sede in assenza di indennità di trasferta. Al momento circa il 20% lo avrebbe fatto. E a spingere in questa direzione c’è anche il rinvio della Ctr Lombardia alla procura della Corte dei conti per valutare possibili danni erariali causati dagli atti sottoscritti dai dirigenti decaduti. Finché saranno operative le assicurazioni contro i danni professionali, molti dei dirigenti continueranno a “firmare” ma non tutti rinnoveranno le assicurazioni e dunque rimetteranno la delega. Inizia poi a serpeggiare il dubbio della copertura con una possibile contestazione di danno erariale. Cosa faranno le compagnie? Scoprirlo potrebbe costare caro, fanno notare tra i «decaduti».
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