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Controlli da quattro liste su migliaia di contribuenti

di Marco Bellinazzo e Marco Mobili

Falciani, Pessina, San Marino-Forlì. E ancora la «Kundenliste» scoperta dalla Guardia di Finanza di Bressanone nel pc di un promotore finanziario che gestiva conti cifrati della Ubs di Lugano. Le "liste" nere degli evasori con il conto corrente doubleface occultato oltralpe hanno alimentato in questi mesi molteplici offensive delle Fiamme Gialle. Indagini che si diramano ora a livello regionale e che forse s'intersecano su qualche nome (fra i tanti illustri o meno che sono trapelati nei giorni scorsi). GdF e Procure di tutta Italia sono alle prese con la caccia ai furbetti delle tasse. A fine 2010 è stato stilato un primo bilancio operativo. Con numeri – quelli riportati nella tabella a fianco – a loro modo impressionanti.

Sulla Falciani, per esempio, sono state già concluse 774 indagini (ne sono in corso altre 333) che hanno portato a galla, tra le altre cose, 180 milioni di euro e 28 persone finora sconosciute all'Erario. Negli accertamenti della lista Pessina sono stati coinvolti 581 contribuenti per 210 milioni di redditi non dichiarati. Oltre 1.200 quelli dell'elenco San Marino-Forlì per 230 milioni di redditi nascosti. Il rischio concreto è che di tutto questo fiume di denaro sottratto al Fisco rientri in Italia solo qualche rivolo. A parte la protezione dello scudo, infatti, possono innescarsi meccanismi di prescrizione degli illeciti contestati come di scarsa collaborazione fra Stati che potrebbero vanificare gli sforzi fin qui compiuti. Tra gli inquirenti, tuttavia, si respira un clima di ottimismo sull'entità del "bottino". Il Fisco italiano negli ultimi anni si è dotato di strumenti più efficaci – verrebbe quasi da dire che si è fatto più "furbo" – per scardinare i trucchi e le strategie degli evasori. A partire dall'acquisizione delle informazioni e degli "indizi" di evasione. Ad esempio, la lista Falciani, con i nominativi degli oltre 6.900 contribuenti con disponibilità presso la "Hsbc" di Ginevra, è stata acquistata direttamente dal Comando generale della GdF presso l'amministrazione finanziaria francese, utilizzando i canali della mutua assistenza amministrativa internazionale ai fini delle imposte sui redditi. A sostegno dell'azione di "recupero" condotta dal II reparto Ufficio cooperazione internazionale ci sono sia l'accordo italo francese contro le doppie imposizioni sia la direttiva del Consiglio n. 799 del 1977.

Gli indizi e le presunzioni acquisite oltre confine possono essere ora sostenute dal fisco anche per più tempo. Non solo. Dal 2009 e per gli anni precedenti scatta l'inversione dell'onere della prova introdotta proprio con il decreto legge sullo scudo fiscale. In sostanza, le attività detenute in stati o territori a regime fiscale privilegiato in violazione degli obblighi di dichiarazione, tra cui rientrano anche quelli del monitoraggio con la compilazione del quadro RW di Unico, si presumono costituiti, «salvo prova contraria del contribuente», come redditi sottratti a tassazione. Misura che per altro è stata considerata dal fisco di natura procedimentale e come tale applicabile anche ai periodi antecedenti all'entrata in vigore del Dl 78/2009.

Infine, per garantirsi l'incasso delle somme scovate oltreconfine, l'amministrazione finanziaria può giocare la carta della confisca per equivalente. Se il contribuente italiano dispone di beni in Italia può vederseli sequestrati prima e confiscati poi per un valore pari alla contestazione.

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