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Controlli a misura di rischi

di Antonello Cherchi

Nel 2011 un'impresa su tre ha subìto almeno un controllo. C'è chi ha ricevuto la visita degli ispettori del lavoro, chi quella dei funzionari del Fisco, un'altra che ha dovuto mostrare le carte ai medici della Asl, un'altra ancora che si è trovata a render conto agli uomini dell'Inps dei versamenti contributivi effettuati.
Il dato emerge da un questionario telefonico che il ministero della Pubblica amministrazione ha sottoposto a fine dicembre a 1.500 imprese con un numero di addetti compreso tra 5 e 249. Indagine che preludeva alla norma di riorganizzazione dei controlli poi inserita nel decreto di semplificazione approvato il 27 gennaio e ritornato venerdì scorso al Consiglio dei ministri per il via libera definitivo.
Per ora l'unico dato emerso dal campione è che il 37% delle aziende ha dovuto rispondere alle verifiche. Il questionario, però, dirà di più (i risultati li sta elaborando l'Istat): se gli accertamenti hanno richiesto la presenza fisica dei controllori nella sede dell'impresa, quante ore sono state spese dal personale dell'azienda per assistere chi ha effettuato le verifiche, se c'è stata sovrapposizione nelle richieste da parte di diversi organismi di controllo. Quelli indicati nel questionario sono undici: il Fisco (agenzie delle Entrate e delle Dogane), l'Arpa, l'Asl, i carabinieri e la polizia, il corpo forestale, la Guardia di finanza, l'Inail, l'Inps, l'ispettorato del lavoro, la polizia municipale e i Vigili del fuoco.
Se i primi risultati sono serviti per confermare quanto già si sapeva e le associazioni imprenditoriali andavano discutendo da tempo con il ministero – ovvero, che il sistema dei controlli è poco razionale e mal coordinato – e sono serviti per confezionare la norma di semplificazione, gli altri esiti dell'indagine saranno invece utilizzati per dare forma ai regolamenti che dovranno spiegare come funzioneranno in futuro le verifiche.
Per ora si sa che gli accertamenti dovranno rispettare il principio di proporzionalità (ovvero essere tarati sul livello di rischio presente in una determinata azienda, rischio da valutare sia nei confronti di chi vi lavora sia del resto della collettività), di semplicità e di coordinamento tra gli organismi che a vario titolo – appartengano essi alle amministrazioni centrali, regionali o locali – sono deputati a effettuare le verifiche.
«L'obiettivo è fare in modo – afferma il ministro della Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi – che gli accertamenti intralcino il meno possibile la vita aziendale. Questo, ovviamente, non vuol dire che l'impresa conoscerà la data del controllo. Le verifiche a sorpresa continueranno a esserci. Dunque, il livello di accertamento non verrà diminuito. Piuttosto, l'imprenditore potrà sapere con certezza quali controlli può subire la propria azienda e a chi spetta effettuarli».
Oltre ai risultati del questionario, a ispirare i regolamenti attuativi (che comunque non si occuperanno dei controlli fiscali) sarà anche quanto già fatto in materia di prevenzione incendi, dove il principio delle verifiche basate sulla proporzionalità del rischio si applica già, con risparmi di tempo e di risorse sia da parte dei controllori sia delle imprese.
Con un vantaggio in più per queste ultime, perché la frequenza degli accertamenti sarà legata anche ai comportamenti virtuosi dell'azienda, che se trovata a posto, potrà dormire sonni tranquilli più a lungo prima che il controllore ribussi alla sua porta.

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