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Controlli a garanzia di «continuità»

Qualora nell’esercizio dei propri compiti di vigilanza rilevi fatti o circostanze che pregiudichino la continuità dell’impresa, il collegio sindacale è tenuto a informare gli amministratori con l’invito a porvi rimedio, come suggerito dalla norma di comportamento 11.1 del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti.
In caso di crisi dell’impresa, temporanea e risolvibile, si può tentare un risanamento interno. In questa ipotesi, per esempio, i vertici gestionali dell’impresa possono predisporre un piano strategico per individuare le cause della crisi e organizzare la ripresa mediante la cessione di un ramo d’azienda.
In alternativa, è possibile proporre ai creditori un progetto di concordato preventivo, vale a dire un piano dettagliato, liberamente determinato, contenente una proposta per risanare l’impresa e soddisfare i creditori. In caso, invece, di esposizione debitoria elevata, l’impresa può decidere di sottoscrivere degli accordi stragiudiziali con tutti i propri creditori o con parte di essi pattuendo la dilazione dei pagamenti e le moratorie.
In ogni caso, a prescindere dal piano di risanamento scelto, qualora gli amministratori non diano seguito alle indicazioni del collegio sindacale e omettano di adottare gli opportuni provvedimenti, quest’ultimo può convocare l’assemblea. Se poi questa non ha luogo o non prende provvedimenti, i sindaci possono presentare denuncia al Tribunale, in base all’articolo 2409 del Codice civile, al verificarsi dei presupposti che integrino anche gravi irregolarità nella gestione.
Qualora invece la società decida di redigere un piano di risanamento, pur non essendo tenuto a esprimersi nel merito dello stesso, secondo quanto chiarito dalla norma di comportamento 11.3, il collegio sindacale è tenuto a prenderne visione, ad accertare la sussistenza dei requisiti di professionalità in capo al soggetto incaricato di attestare la ragionevolezza del piano e, nella fase di esecuzione, a vigilare periodicamente sul pieno rispetto dei contenuti da parte degli amministratori.
Laddove, dopo aver acquisito informazioni dagli amministratori o nel corso di ispezioni, emergano grandi scostamenti rispetto alle previsioni del piano, il collegio può chiedere spiegazioni agli stessi e, qualora non vengano fornite o risultino inadeguate, può convocare l’assemblea dei soci per comunicare tali fatti. Una volta che l’attuabilità dell’accordo sia stata attestata dal professionista in possesso dei requisiti di professionalità, il collegio sindacale deve accertare che sia depositato presso il Tribunale per l’omologazione e depositato al registro delle imprese per la pubblicazione.
Dopo l’omologazione, il collegio sindacale deve vigilare per l’intero periodo sul regolare pagamento dei creditori estranei e sulla puntuale esecuzione da parte degli amministratori delle soluzioni indicate nell’accordo di ristrutturazione. Se la società decide di ricorrere al concordato preventivo, il collegio sindacale, pur non essendo tenuto a esprimersi nel merito, deve prendere visione della proposta e vigilare sul suo corretto adempimento.

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