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Contro-ultimatum ellenico “Diteci subito sì o no”

Va bene. Anzi, no. Oppure forse, vediamo domani. Ventiquattro ore di lavoro no-stop, passate a limare le parole, consultare i vocabolari per non sbagliare la traduzione in inglese, l’orecchio al telefonino per definire i dettagli con Bruxelles, non sono servite a niente. Quando ieri mattina il ministro alle finanze Yanis Varoufakis ha preso la carta intestata con il simbolo della Repubblica ellenica e ha messo la firma sotto la richiesta di estensione dei prestiti a Jeroen Dijsselbloem, era convinto di aver fatto Bingo. Il presidente dell’Eurogruppo, almeno informalmente, gli aveva fatto sapere che tutto era a posto. Jean Claude Juncker, numero uno della Commissione, l’aveva rassicurato: «Ci sarà ancora da sudare un po’, ma la strada per l’intesa è tracciata », il suo messaggio.

Invece no. Il sogno di qualche ora di tregua è andato in fumo in meno di venti minuti. Tempo di godersi l’ok alla lettera di Dijsselbloem — che ha convocato subito l’Eurogruppo — e le dichiarazioni concilianti dettate alle agenzie da Juncker. Poi il siluro di Wolfgang Schaeuble ha riportato il braccio di ferro tra Grecia e creditori alla casella del via. Trasformando l’incontro di oggi in un ennesimo psicodramma (probabilmente non l’ultimo) e gelando Atene, dove era già partito in tempo reale un mini-processo al governo, reo — come ha detto chiaro e tondo l’ex vicepremier Evangelis Venizelos — di essersi piegato ai ricatti della Troika «accettando il memorandum che aveva promesso di mandare in archivio».
L’irritazione e la sorpresa dell’esecutivo ellenico stanno tutte nelle due gelide righette con cui è stato liquidato il “nein” di Berlino: «L’Eurogruppo ora ha solo due scelte: dire sì o no alla nostra proposta». Anche se sotto il Partenone sanno già che oggi, nella migliore delle ipotesi, arriverà un “ni”. «La resistenza tedesca l’avevamo messa in conto — racconta stanchissimo e in camera caritatis uno dei negoziatori che ha steso il documento finale — . Schaeuble, come noi, deve dimostrare in patria di aver lottato per fare meno concessioni possibili. Ma il no preventivo, prima ancora dell’incontro di domani, è stato davvero una doccia fredda».
La delusione è doppia perché la lettera, in qualche modo, è frutta di un lavoro comune con i tecnici di Bruxelles per ridurre al minimo le divergenze. «Una prima versione meno conciliante, era pronta mercoledì pomeriggio — spiega la fonte — . Poi, dopo un confronto con le controparti ci siamo presi un giorno in più per ammorbidire i toni e puntare a un’intesa rapida». Il tempo, parola di Varoufakis, «è quello di cui ha davvero bisogno la Grecia». La fuga di capitali dalle banche continua ad accelerare e viaggia al ritmo di 300 milioni circa al giorno. L’economia si è bloccata con la produzione industriale crollata dell’8,9% a dicembre. Così i negoziatori di Syriza hanno imboccato la strada del compromesso, pur sapendo di dover pagare un costo politico sul fronte interno.
«Se si legge bene la nostra lettera si capisce quante concessioni abbiamo fatto a Berlino », dicono. Non si parla più di taglio al debito, si riconosce nella sostanza (anche se non nelle parole) il ruolo della Troika ribattezzata “le istituzioni”. Si accetta di tenere il bilancio in equilibrio e di assumere decisioni solo con l’ok di tutte le parti. Alla Germania non è bastato. «Immaginiamo cosa non gli è andato giù — dicono ad Atene — . Ma se l’idea era di farci sedere al tavolo per accettare gli accordi firmati da Samaras tanto valeva non farci nemmeno votare». I punti della discordia sono chiari: gli obiettivi di avanzo primario («non possiamo rispettare quelli della Troika, uccideremmo il paese»), l’utilizzo come bancomat del fondo salvabanche e soprattutto le iniziative per combattere la crisi umanitaria. Troppo ambigue per passare all’esame della severissima opinione pubblica tedesca.
«Al tavolo dell’Eurogruppo vedremo chi sta con noi e chi no», dicono in queste ore a Koumoudourou, la sede di Syriza. Convinti che gli scricchiolii nel fronte dei falchi (persino il vice-premier tedesco Sigmar Gabriel, Spd, ha parzialmente preso le distanze da Schaeuble) giocheranno a favore di Atene. Michel Sapin, l’ondivago ministro alle finanze di Parigi, si è schierato ieri con il Partenone chiedendo “un accordo rapido”. E Tsipras sa di poter contare sull’appoggio di Barack Obama che non vuol trasformare il problema finanziario della Grecia in un corto circuito geopolitico, con l’ombra della Russia di Vladimir Putin sullo sfondo.
Il problema è che avendo scoperto le carte sul tavolo delle trattative, Tsipras deve iniziare a preoccuparsi del fuoco amico. Venizelos ha dato fuoco alle polveri. Ma i venti minuti tra la pubblicazione della lettera all’Eurogruppo e l’intervento a gamba tesa del ministro delle finanze di Berlino sono stati una via crucis per il governo, accusato da centinaia di persone sui social network di aver fatto troppe concessioni rinnegando le promesse elettorali. Syriza, per ora, ha tenuto botta. L’ala più massimalista del partito, con fatica, ha tenuto la bocca cucita. La bomba di Schaeuble, da questo punto di vista, è stata un assist al premier. Permettendogli di soffocare sul nascere i mal di pancia domestici. «Il gioco ora è delicatissimo, devono metterci la faccia tutti», chiude il negoziatore prima di concedersi un paio d’ore di sonno. E dopo i 50 minuti di telefonata di ieri sera tra Tsipras e Merkel, sarà un faccia a faccia tra loro due, scommettono gli ottimisti, a far quadrare il cerchio.
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