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“Contro la crisi, Coop torna al market di quartiere”

MILANO — Se non è la fine degli iper, i grandi centri commercia-li, poco ci manca. Con il ritorno ai supermercati di quartiere. La Coop, numero uno italiano della grande distribuzione (13 miliardi di fatturato, 1.470 punti vendita e 56mila dipendenti), è obbligata a cambiare. Per reagire alla crisi. Come spiega a Repubblica il neo presidente di Coop Italia Marco Pedroni.
In Italia, in molti vendono ai gruppi stranieri. Coop ha un progetto di acquisizioni per 400 milioni. Conferma?
«Siamo un movimento di cooperative italiane e per noi è molto importante crescere investendo sulle strutture che abbiamo, sulle quali è iniziato un processo di ristrutturazione. Ma ci stiamo guardando in giro, ci sono opportunità di sviluppo che stiamo valutando, ma sono ancora ipotesi».
È in corso un processo di ristrutturazione di tutti i vostri grandi centri commerciali. In che modo?
«Nei nuovi interventi non privilegeremo gli iper, ma le dimensioni medie e medio-grandi. Non realizzeremo strutture da 10-15 mila metri quadrati di area vendita, ma da 5-7 mila. Non abbandoniamo gli iper, ma non possiamo non guardare a una trasformazione che riguarda tutto il mercato europeo».
La recessione ha inciso fino a questo punto?
«Non solo il carrello è meno pieno, ma si tende a rinviare nel tempo una spesa impegnativa come l’elettrodomestico o l’elettronica di consumo. Le nostre nuove iniziative, oltre che a puntare sull’alimentare che è un nostro punto di forza, prevedono la rivisitazione di tutto il settore ‘no food’, concentrandoci sulla casa e il vivere quotidiano: salute, benessere, scuola, bricolage».
E il resto non vi interessa più?
«I nostri clienti lo troveranno meno sullo scaffale, ma di più su internet. Con ottobre, un gruppo di Cooperative partirà con una offerta di vendita on line su seimila prodotti. Non ci saranno sovrapposizioni con gli scaffali del supermercato perché nasce come una offerta aggiuntiva con un canale autonomo».
Come è cambiato il comportamento dei consumatori?
«Più velocemente di quanto il sistema industriale e della distribuzione riesca ad adeguarsi. Ha cominciato a difendersi con le promozioni, poi con il nomadismo alla ricerca del miglior prezzo. Poi ha imparato a comprare con meno sprechi. Da qualche mese si è registrato una ulteriore diminuzione degli acquisti. Per arrivare all’aspetto più inquietante: si guarda un po’ meno alla qualità. Il che va di pari passo con le segnalazioni sull’aumento delle frodi alimentari».
Nuove liberalizzazioni potrebbero aiutare i consumi?
«Di sicuro si potrebbe completare quella dei farmaci. Quelli senza ricetta si potrebbero vendere direttamente sugli scaffali. Come avviene in tutto il mondo».
Le Coop, di fatto, controllano Unipol. A quando le prime sinergie?
«Dal prossimo anno, i nostro soci potranno aderire a un pacchetto che comprende prodotti bancari, assicurativi e finanziari. Il primo di questo tipo legato alla grande distribuzione”.

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