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Contributo unificato: processi più cari del 500% in dieci anni

Un aumento di quasi il 500% in dieci anni. Con gli ultimi ritocchi introdotti dalla legge di stabilità per il 2013 – applicabili dal prossimo 31 gennaio – il contributo unificato per le impugnazioni nel processo civile diventa ancora più caro. Soprattutto per chi si vedrà bocciare il ricorso.
Prendiamo un caso concreto. Quando è diventata operativa, nel 2002, la tassa processuale per portare in appello una causa da 35mila euro di valore, era di 310 euro, balzati a 675 euro dal 1° gennaio dell’anno scorso, dopo una serie di quattro rincari consecutivi. Ma per i ricorsi avviati da giovedì prossimo il conto potrà arrivare fino a 1.350 euro, perché di fatto il contributo raddoppierà in tutti i casi in cui il giudice respingerà il ricorso o lo dichiarerà inammissibile o improcedibile.
Lo stesso principio del “raddoppio” vale anche per i ricorsi in cassazione, ma con importi ancora maggiori, perché – per lo stesso tipo di causa – il contributo era già arrivato a 900 euro all’inizio dell’anno scorso. Quindi si passa da un minimo di 310 euro, al debutto della tassa processuale, a un massimo di 1.800 euro: quasi come moltiplicare per sei volte l’importo.
La logica delle modifiche introdotte con la legge di stabilità è chiarissima: scoraggiare le impugnazioni temerarie ed evitare che sulle scrivanie dei giudici finiscano appelli e ricorsi intentati solo per prendere tempo o comunque con motivazioni molto fragili. In qualche modo, è una misura che va letta anche alla luce del filtro in appello, introdotto con il decreto sviluppo (Dl 83/2012) e operativo dall’11 settembre dell’anno scorso.
In base alla regola del filtro, infatti, il giudice deve fare una valutazione preventiva e dichiarare inammissibili – e quindi stoppare in partenza – tutte le impugnazioni che non abbiano una ragionevole probabilità di essere accolte. Di conseguenza, chi si avventura in un appello un po’ traballante, rischia di dover pagare la tassa processuale raddoppiata senza neppure arrivare alla trattazione della causa vera e propria.
Certo, il contributo unificato è solo una delle componenti economiche che incidono sulle spese d’accesso alla giustizia (si veda anche l’articolo in basso), ma è un elemento in più da valutare nel calcolo costi-benefici da effettuare prima di iniziare il processo.
I rincari dettati per il 2013 vanno però visti in prospettiva, ricordando che già la legge di stabilità 2012 aveva abbandonato la regola secondo cui la tassa è identico per ogni grado di giudizio, aumentandola in del 50% in appello rispetto al primo grado e raddoppiandola in cassazione.
Non è un caso che la legge di stabilità del 2013 abbia riproposto lo stesso schema anche per il processo amministrativo, aumentando del 50% il contributo per gli appelli.
La stretta sembra risparmiare i processi in primo grado, ma qui il discorso in realtà più complicato. Di fatto, l’ultima tornata di rincari generalizzati risale solo a un anno e mezzo fa, con la manovra di luglio del 2011, che ha anche introdotto per la prima volta la tassa processuale in una serie di materie che prima erano prima esenti: lavoro, previdenza, separazioni e divorzi. Senza contare che la legge di stabilità per il 2013 ha previsto altri aumenti specifici per il processo amministrativo in primo grado (si veda l’articolo a destra).
Al di là degli aumenti, resta un dato di fondo: se per le impugnazioni l’effetto deflattivo della “super-tassa” potrà essere misurato pienamente solo tra qualche tempo, per i giudizi di primo grado va ricordato che la speranza di decongestionare le aule di giustizia era riposta soprattutto nella mediazione obbligatoria, ora travolta dalla sentenza emessa lo scorso 6 dicembre dalla Corte costituzionale (la 272/2012). Anche perché alzare il “ticket d’ingresso” senza offrire una via alternativa potrebbe tradursi – soprattutto per le fasce più deboli – in un’esclusione di fatto dai tribunali. Il tutto in attesa di vedere se il prossimo Parlamento ripescherà l’obbligo di conciliazione, sanando il «difetto di delega» rilevato dalla Consulta, o si orienterà su soluzioni diverse.

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