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Contributo unificato alle stelle

Continua l’escalation del contributo unificato. Anche il decreto legge sulla semplificazione, varato dal governo il 13 giugno scorso (secondo quanto emerge da una delle bozze in circolazione in queste ore), interviene sul balzello dovuto da chi svolge una domanda in giudizio; e i costi lievitano. Dal 2002 (il Testo unico delle spese do giustizia è, appunto, il dpr 115/2002) l’incremento percentuale registra un +143% per le cause fino a 1.033 euro; oltre +50% per le cause fino a 25 mila euro; oltre +67 per le cause fino a 52 mila euro; oltre +80% per le cause superiori a 52 mila euro.

Il rincaro è ancora più pesante se si pensa all’incremento del diritto forfettario per le comunicazioni di cancelleria, che è diventato di euro 27 (mentre in origine era di 8 euro): il diritto forfettario è fisso e quindi incide in maniera pesante sulle fasce più basse.

La conseguenza inevitabile dell’incremento del contributo unificato è il disincentivo a fare causa, soprattutto per le cause di minor valore. L’accesso alla giustizia è, dunque, sempre più costoso e il contributo costituisce una misura finanziaria, con cui si incrementano le entrate dello stato.

Oltre agli incrementi segnalati in tabella, si deve considerare che il contributo unificato (nel testo noto del decreto legge) per i processi di esecuzione passa a 278 euro: questa misura è il riferimento per gli altri processi esecutivi, per i quali il contributo è dovuto nella misura di 139 euro. Per i processi esecutivi di valore inferiore a 2.500 euro la previsione del decreto fissa a 43 euro l’importo da versare. Per i processi di opposizione agli atti esecutivi la misura del contributo tocca 168 euro.

Si impenna anche il contributo per la procedura fallimentare, e cioè per la procedura dalla sentenza dichiarativa di fallimento alla chiusura: il contributo dovuto passa da 740 euro a 851 euro.

La misura del contributo unificato ha fatto alzare il costo del servizio giustizia anche in considerazione del fatto che il contributo non è dovuto solo da chi inizia la causa, ma da qualunque parti che svolga una domanda in giudizio (considerati anche convenuti che svolgono una domanda riconvenzionale o una chiamata di terzo e anche i terzi chiamati, che a loro propongono autonome domande).

Se poi entrasse in vigore la regola per cui si deve pagare il contributo per l’appello anche alla fine del primo grado se si vogliono leggere le motivazioni della sentenza, anche qui si ottiene un incremento delle entrate.

Il servizio giustizia, dunque, costa di più, ma le cancellerie riducono l’orario di servizio al pubblico.

Un’altra novità che si legge nella bozza di decreto legge riguarda proprio l’attività delle cancellerie. Nel testo noto del provvedimento d’urgenza si legge che le cancellerie delle corti di appello e dei tribunali ordinari devono essere aperte un minimo di tre ore nei giorni feriali, secondo l’orario stabilito dai presidenti dell’organo giudiziario, sentiti i capi delle cancellerie.

Certamente l’entrata a regime del processo civile telematico ridurrà il flusso alle cancellerie: non si devono depositare atti cartacei né chiedere o ritirare copie di atti e documenti. Tuttavia questo vale per i tribunali (e non per le corti di appello) e comunque nell’immediatezza è probabile che tutti dovranno lavorare un po’ di più per far decollare il processo civile telematico e forse ci sarà bisogno di assistenza da parte del personale di cancelleria.

Certo il decreto fornisce alcuni chiarimenti, che danno qualche certezza in più proprio per il processo telematico.

La principale precisazione riguarda il momento in cui si considera perfezionato il deposito telematico. Il decreto legge, infatti, dispone che il deposito telematico si considera tempestivamente eseguito quando la ricevuta di avvenuta consegna è generata entro la fine del giorno di scadenza.

La versione attuale fissa il termine alle ore 14. Quindi se la sulla pec si riceve la ricevuta di avvenuta consegna entro le 14 del giorno 1, il deposito sarà stato perfezionato il giorno 1; ma un secondo dopo le 14, il deposito viene registrato al giorno 2; con la conseguenza che se il giorno 1 è la scadenza ultima, arrivare dopo le 14 significa non avere rispettato la scadenza. Con la novità del decreto legge, si sposta il termine alla mezzanotte. Insomma c’è più margine di manovra per l’avvocato. Avvocato che continuerà a essere, però, in pena fino a quando non arriva la comunicazione dell’avvenuta lavorazione del deposito da parte della cancelleria. Tuttavia il decreto fornisce un importante chiarimento, anche a fronte di una sentenza del tribunale di Milano che aveva anticipato la scelta formulata nel decreto legge, ma che ora trova autorevole avallo normativo. Altro chiarimento sempre sui deposito riguarda il caso di busta molto pesante eccedete il limite previsto per la singola pec. Il testo noto del decreto prevede che quando il messaggio di posta certificata eccede la dimensione massima stabilita dalle norme tecniche, il deposito degli atti e documenti può essere eseguito mediante gli invii di più messaggi di posta elettronica certificata. In questo caso il deposito si considera tempestivo quando è eseguito entro la fine del giorno di scadenza. Passando alle giurisdizioni speciali, il decreto estende il valore legale degli atti processuali informatici e ai depositi telematici anche ai giudizi di competenza della Corte dei conti.

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