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Contributo a fondo perduto alla finestra

Sarà impossibile presentare le dichiarazioni dei soggetti interessati al contributo perequativo entro il prossimo 10 settembre: a meno di dieci giorni da tale scadenza, mancano del tutto i provvedimenti attuativi previsti dalla norma istitutiva del contributo stesso. Non sono stati infatti varati né il decreto ministeriale che deve identificare la percentuale spettante in relazione al peggioramento del risultato economico né il provvedimento dell’agenzia delle entrate che fissa le modalità procedurali di presentazione dell’istanza. Questo a 40 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del dl 73 del 2021 norma originaria che, peraltro, conteneva già le disposizioni in materia di contributo perequativo. Le disposizioni di legge, inoltre, non fissavano alcun riferimento temporale per l’adozione dei provvedimenti menzionati con la conseguenza che appare inevitabile uno slittamento del termine previsto in maniera del tutto improvvida ai fini della presentazione della dichiarazione. La presentazione delle dichiarazioni dovrebbe dunque avvenire al “buio” senza conoscere, in concreto, se il contributo possa competere o meno. La disciplina del contributo perequativo prevede, nei confronti di tutti i soggetti che svolgono una attività di impresa o di lavoro autonomo, con un importo di ricavi o compensi non superiore a 10 milioni di euro nel 2019, l’attribuzione di una somma che tiene conto di ogni contributo precedentemente percepito. La condizione necessaria ai fini della percezione del contributo è quella relativa al peggioramento del risultato economico d’esercizio relativo al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2020, rispetto a quello relativo al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2019, in misura pari o superiore alla percentuale definita con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze. Poiché questa è la precondizione richiesta dalla norma appare evidente come debba essere chiaro il concetto di peggioramento del risultato economico dell’esercizio, concetto che, da un punto di vista letterale nell’ambito della norma pare richiamare il dato di natura civilistica posto che, naturalmente, per quanto concerne l’attività professionale, detto richiamo sia poco confacente. In generale, una ipotesi potrebbe essere quella del passaggio da un utile del 2019 ad una perdita per il 2020. Un dato, in ogni caso, che deve essere conosciuto prima di presentare la dichiarazione per il 2020. Il successivo comma 23 dell’articolo 1 del dl 73 del 2021, afferma poi che al fine di ottenere il contributo a fondo perduto, i soggetti interessati (e dunque coloro che hanno potuto verificare la sussistenza del concetto di peggioramento del risultato economico) presentano, esclusivamente in via telematica, un’istanza all’Agenzia delle entrate con l’indicazione della sussistenza dei requisiti. L’istanza deve essere presentata, a pena di decadenza, entro trenta giorni dalla data di avvio della procedura telematica per la presentazione della stessa; le modalità di effettuazione, il suo contenuto informativo, i termini di presentazione della stessa e ogni altro elemento necessario all’attuazione delle disposizioni del presente articolo sono definiti con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate. La norma afferma che con il medesimo provvedimento sono individuati gli specifici campi delle dichiarazioni dei redditi relative ai periodi d’imposta in corso al 31 dicembre 2019 e al 31 dicembre 2020 nei quali sono indicati i valori dei risultati economici d’esercizio. Pertanto, il passaggio normativo sembrerebbe fare riferimento ad un dato più vicino al concetto fiscale in considerazione del fatto che il rinvio è al contenuto delle dichiarazioni e degli specifici campi delle stesse. Ma, anche in questo caso, è del tutto evidente che prima della presentazione delle dichiarazioni dovrebbero essere conosciuti gli elementi fondanti e le modalità di attribuzione del contributo. In relazione a tutto questo, dunque, è palese come perda di qualunque significato logico la previsione contenuta nel comma 24 in base alla quale l’istanza per il riconoscimento del contributo essere trasmessa solo se la dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2020 è presentata entro il 10 settembre 2021. Ciò in quanto si è di fronte ad una sorta di percorso “circolare” all’interno del quale (eliminando in radice l’ipotesi di dover inviare tutte le dichiarazioni entro la già menzionata data) si dovrebbe inviare il modello redditi per il 2020 senza conoscere le condizioni di attribuzioni del contributo ed al solo fine di precostituirsi la possibilità di inviare l’istanza. Il “rebus”, quindi è legato alla logica possibilità che il termine in questione venga opportunamente modificato ad esempio immaginando la perfetta validità, ai fini della presentazione dell’istanza, delle dichiarazioni presentate in un termine più ampio. Ovvero, in modo ancora più logico, mantenere la scadenza di presentazione delle dichiarazioni nel termine ordinario anche per coloro che, una volta conosciuti i provvedimenti attuativi ai fini del contributo, valuteranno il diritto e la convenienza all’ottenimento presentando poi l’istanza ad esempio entro la fine dell’anno.

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