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Contributivo e stop ai privilegi

di Davide Colombo e Marco Rogari

«Ampie disparità di trattamento» e «aree ingiustificate di privilegio» da eliminare. È chiara la rotta indicata al Senato dal neo-premier Mario Monti per riformare il sistema previdenziale. Che è sicuramente sostenibile a regime, ma continua a presentare diverse anomalie. L'obiettivo è rendere il sistema più equo e in grado di fornire più garanzie alle giovani generazioni. Tre le operazioni possibili: adozione del metodo contributivo per tutti, nella forma pro rata; intervento sui trattamenti privilegiati, in primis quelli dei fondi speciali Inps; superamento dei pensionamenti di anzianità, con l'anticipo di quota 97 nel 2012 e il ricorso a un meccanismo flessibile di uscite da 63 a 67, o 70, anni ancorato a un dispositivo di incentivi e penalizzazioni.

Questi interventi si dovrebbero poi raccordare con l'armonizzazione delle aliquote contributive delle varie categorie lavorative, che dovrebbe portare, a regime, a un abbassamento di quelle più alte, a cominciare dai giovani, e all'innalzamento del carico contributivo su autonomi e alcune categorie professionali.

Due le cosiddette opzioni di riserva: il blocco di un anno della finestra di uscita delle pensioni nel caso in cui dovesse essere necessario reperire rapidamente risorse; l'accelerazione del percorso per equiparare la soglia di vecchiaia delle donne a quella degli uomini. Il tutto, in ogni caso, anche attraverso il confronto con le parti sociali.

«Non interverremo con l'accetta», ha detto ieri il neo ministro del Lavoro, Elsa Fornero, che ha riscosso consensi unanimi dalle parti sociali (Confindustria e tutti i sindacati) alle forze politiche: giudizi positivi sono stati espressi da Tiziano Treu e Pier Paolo Baretta (Pd) e anche dall'ex ministro Maurizio Sacconi (Pdl).

Oggi la Fornero incontrerà i dirigenti del ministero per fare un primo punto sull'agenda più stretta dei provvedimenti che dovranno essere affrontati a prescindere dalle eventuali, nuove riforme. Si spazia dai coefficienti di trasformazione, per i quali è previsto l'aggiornamento da adottare con una procedura amministrativa entro il prossimo febbraio, ad altri temi rimasti fuori dagli ultimi interventi legislativi come quello della valorizzazione delle anzianità contributive maturate in diverse gestioni previdenziali (le cosiddette ricongiunzioni rese onerose per i lavoratori). Da affrontare, poi, il nodo, delicatissimo, della razionalizzazione degli enti previdenziali. Un passaggio previsto nell'ambito del piano di spending review cui ha fatto esplicito riferimento anche il presidente del Consiglio nel suo intervento di ieri. Come ha ricordato appena qualche giorno fa la Corte dei conti nella sua relazione sul bilancio Inps 2010, la strada da percorrere per arrivare all'obiettivo dei risparmi che era stato immaginato nel 2007 dal Governo Prodi è ancora lunga. Non solo sono rimasti in piedi enti previdenziali minori dopo la soppressione di Enam, Ipost, Ispesl e Ipsema, si devono ancora definire scelte strategiche sul piano industriale Inail (per esempio in materia di investimenti delle risorse proprie a partire da quelli previsti per l'Abruzzo).

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