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Contributi associativi extra soggetti a Iva

I contributi supplementari che l’associato versa al centro studi costituito in forma di associazione tra enti pubblici, a fronte di specifiche attività di supporto tecnico-scientifico svolte nei propri confronti, costituiscono il corrispettivo di prestazioni di servizi imponibili agli effetti dell’Iva. Lo ha chiarito l’Agenzia delle entrate con la risposta ad interpello n. 576 del 30 agosto 2021, rigettando la tesi dell’istante, secondo cui si tratterebbe di contribuzioni estranee alla sfera dell’imposta per carenza del presupposto oggettivo. A sostegno della propria tesi, l’associazione citava il parere di uno studio di diritto amministrativo, secondo cui le convenzioni tra il centro studi e i propri enti associati sono riconducibili ad accordi fra pubbliche amministrazioni (art.15 della l. 241/90). Inoltre richiamava la delibera di un ente pubblico in cui si afferma che una siffatta convenzione non prevede remunerazioni, ma solo movimenti finanziari a titolo di ristoro delle spese. Aggiungeva infine che la quantificazione di detti contributi aggiuntivi non risponde a criteri di mercato, non consentendo la copertura integrale dei costi sostenuti dall’associazione per la realizzazione dell’attività. Nella risposta, dopo avere illustrato la normativa di riferimento e i chiarimenti della giurisprudenza Ue e della prassi interna, in particolare la circolare n. 34/2013, l’agenzia osserva che, nella fattispecie in esame, l’associazione, nell’ambito del generico perseguimento degli obiettivi attinenti allo svolgimento di attività di supporto operativo e tecnico-scientifico agli enti associati in materia di governo del territorio, ambiente e infrastrutture, ha tra i propri scopi di svolgere specifiche attività a favore dei soci, secondo programmi annuali, che contemplano anche attività di supporto quali partecipare agli incontri pubblici o meno necessari per verificare le diverse fasi del lavoro o per comunicare all’esterno i risultati della attività. A fronte dei diversi obblighi assunti in sede di accordo convenzionale, viene riconosciuto all’associazione un contributo, aggiuntivo rispetto alla ordinaria quota associativa, che integra il presupposto oggettivo per l’applicazione dell’Iva, sussistendo un nesso diretto fra le specifiche prestazioni fornite e le somme ricevute, a nulla rilevando che gli accordi siano stipulati al di fuori o in deroga alle norme sul codice dei contratti pubblici. Infine, l’agenzia puntualizza che il parere suesposto non prende in considerazione la sussistenza del presupposto soggettivo, non essendo tale aspetto oggetto del quesito. Tale precisazione parrebbe evocare la possibilità di escludere l’assoggettamento ad Iva delle operazioni in esame per difetto del requisito soggettivo, in base alle disposizioni del quarto comma dell’art. 4, dpr 633/72, concernenti la decommercializzazione delle attività rese da determinate associazioni a favore dei propri associati, anche dietro corrispettivi specifici.

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