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Contributi anche fuori dall’Inps

di Daniele Cirioli 

L'Inps rende poco? E allora i contributi li dirotto al fondo pensione. Scelta simile, oggi vietata per legge, potrebbe essere consentita nel futuro, nel nuovo sistema di previdenza pensato per le giovani generazioni. Infatti, il dl n. 201/2011, che ieri ha ricevuto la conversione in legge con la fiducia del Senato, istituisce un'apposita commissione con il compito di analizzare forme di decontribuzione dell'aliquota contributiva obbligatoria verso schemi previdenziali integrativi, in particolare a favore delle giovani generazioni. Il che vuol dire, appunto, dare la possibilità ai giovani di decidere quanto versare nel sistema obbligatorio (Inps, Inpdap, casse professionali, ecc.) e quanto nel fondo pensione integrativo.

Pensioni, si cambia

La conversione in legge della manovra Monti approva definitivamente la riforma delle pensioni che, dal prossimo 1° gennaio, riscrive il sistema previdenziale. A cominciare dal criterio di calcolo delle pensioni: sarà per tutti contributivo. Oggi convivono tre criteri: retributivo, misto e contributivo. Il primo calcola la pensione su una media delle retribuzioni (o reddito), mentre il contributivo sul montante contributivo (somma dei contributi versati nella vita lavorativa). Il misto invece è a metà: le anzianità maturate fino al 31 dicembre 1995 (per chi a tale data non ha maturato 18 anni di contributi, perché altrimenti fa parte del sistema retributivo) danno vita a una quota di pensione retributiva e le anzianità maturate successivamente a una quota di pensione contributiva. Dal 1° gennaio 2012 esisterà soltanto il contributivo; di conseguenza non c'è alcuna novità per chi già appartiene a questo regime (chi ha cominciato a lavorare dal 1° gennaio 1996) e per chi è nel sistema misto, poiché rimane fermo che la pensione è composta di due quote. Invece per chi è oggi nel sistema retributivo dal prossimo anno passerà al nuovo misto: le anzianità maturate fino al 31 dicembre 2011 daranno vita ad una quota di pensione retributiva, mentre le anzianità maturate dal 1° gennaio 2012 in avanti daranno vita ad una quota di pensione contributiva.

Due sole pensioni

Sempre dal prossimo anno scompariranno le pensioni di vecchiaia, di vecchiaia anticipata e di anzianità, che verranno sostituite da due prestazioni: la «pensione di vecchiaia» e la «pensione anticipata». In tabella sono indicati i requisiti.

Addio alla «finestra»

Altra novità è l'abrogazione della cosiddetta «finestra mobile», ossia del regime di decorrenza delle pensioni. Oggi, il requisito per il diritto alla pensione non è lo stesso per la sua decorrenza; infatti, una volta perfezionato il diritto, occorre attendere altri 12 (dipendenti) o 18 mesi (autonomi) per intascare il primo assegno di pensione. La riforma Monti ha abrogato le finestre, inglobando questo periodo di attesa nel requisito di età o contribuzione (in alcuni casi con qualche ulteriore ritocco in aumento); pertanto, la decorrenza della pensione è per tutti fissata al mese seguente quello nel corso del quale se ne matura il diritto.

Speranza di vita per tutti

Infine, la riforma Monti ha esteso al requisito contributivo unico (per la nuova pensione anticipata) il meccanismo automatico di adeguamento alla «speranza di vita». Si tratta del vecchio requisito di «40 anni», in precedenza esonerato dall'adeguamento triennale, e che invece già nel 2013 salirà di tre mesi (42 anni e 5 mesi se uomini e 41 anni e 5 mesi se donne).

Previdenza libera

La vera novità, tuttavia, si prospetta essere un'altra, ossia la parziale liberalizzazione delle pensioni. La manovra, infatti, ha dato compito al ministro del lavoro, di concerto con quello dell'economia, d'istituire una commissione di esperti e rappresentanti di enti gestori di previdenza per valutare, entro il 31 dicembre 2012, «eventuali forme di decontribuzione parziale dell'aliquota contributiva obbligatoria verso schemi previdenziali integrativi in particolare a favore delle giovani generazioni».

Se dovesse essere realizzata una tale proposta vorrebbe dire, appunto, dare libertà ai lavoratori di decidere dove versare i propri contributi (decisione oggi vietata): se nell'ente obbligatorio o in un fondo pensione privato.

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